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A Termoli i motori per il rilancio dell’Alfa «Mai fuori dall’Italia»

Termoli per rilanciare l’Alfa. L’Alfa per rilanciare Termoli. Sergio Marchionne sceglie l’incontro diretto con i dipendenti della fabbrica molisana, per dare l’annuncio: saranno loro a produrre i due nuovi propulsori destinati alle prossime auto del Biscione e «fondamentali per il rilancio del marchio a livello internazionale». Un «progetto ad alta tecnologia» che è «parte integrante della scommessa Alfa Romeo», e il cui ruolo è dunque doppiamente centrale nella strategia d’investimento di Fiat Chrysler Automobiles. 
Lo è per la somma messa sul piatto e per i riflessi occupazionali: mezzo miliardo di euro per le nuove linee, da completare in sei mesi; cassa integrazione azzerata e una cinquantina di nuove assunzioni (almeno all’inizio) per poter produrre i 200 mila propulsori «in grado di soddisfare circa la metà dei volumi» previsti nel piano del Biscione da qui al 2018.
Ma è centrale, il ruolo di Termoli, anche per i livelli di know how . Quelli richiesti e quelli promessi. Se «non ci sarà mai un’Alfa prodotta fuori dall’Italia, e ciò vale a maggior ragione per i suoi motori», come assicura Marchionne ai 2 mila lavoratori che lo ascoltano dopo la «posa» del primo macchinario, sarà perché a dispetto di tutto è qui che si trovano competenze ingegneristiche, operaie, industriali di assoluta eccellenza mondiale. Vedi Ferrari. O vedi la stessa Alfa: com’era e come tornerà a essere, giura il leader di Fca (che ieri ha annunciato anche un prestito da 3 miliardi di dollari, preludio al probabile rimborso o rifinanziamento di obbligazioni della controllata Fca Us).
Non è un caso che proprio da Maranello derivi uno dei due motori (il 6 cilindri, l’altro è un 4) «sviluppati appositamente» per il brand. E non è un mistero l’obiettivo: «Trasformare l’Alfa in uno dei più importanti attori del segmento premium mondiale». Sfida che punta molto, molto in alto. Promette Reid Bigland, numero uno del marchio in Nord America, alla conferma che il primo dei nuovi modelli — nome provvisorio Giulia, produzione a Cassino, lancio il 24 giugno — sbarcherà negli States insieme all’inedito Suv il primo trimestre 2017: «Penso possiate aspettarvi performance pari o superiori a quelle di Porsche, Bmw, Mercedes» .
Traguardi ambiziosi? Ovviamente sì. Irrealistici? È lo stesso Marchionne, dalla fabbrica-chiave per la motoristica Fca (20 milioni di propulsori e 13 milioni di cambi prodotti dal 1972, «paternità» dello storico Fire), ad ammettere che «il progetto Alfa è stato in corso d’opera per 29 anni. Tanto, troppo». Però, aggiunge, «dai fallimenti abbiamo imparato» quanto dai successi». Più — forse — che dai successi. E dunque: se, per il rilancio, è davvero l’ultima chance, è chiaro che i due motori made in Termoli sono stati progettati per essere «la quintessenza Alfa, quel che la gente si aspetta dal marchio». Perciò, e perché «in ballo non c’è solo il destino» del Biscione, «devono essere assolutamente perfetti». Vietato sbagliare. A ogni livello.

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