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«A Telecom serve un piano di rilancio»

«Vediamo che piano verrà proposto oggi da Telecom. Se ci fosse un progetto di rilancio o se Telefonica facesse un’offerta rivolta a tutti sarei contentissimo. Altrimenti andrò avanti con la mia battaglia. Non la vincerò, ma sono un combattente e, anche se sono diventato attivista controvoglia, ho il diritto-dovere di difendere le minoranze». Marco Fossati ha appena incontrato una trentina di analisti a Londra: era presente Bernstein, Goldman Sachs, Deutsche Bank, le principali case che seguono il titolo Telecom Italia. Nel corso delle ultime settimane, dice il patron della Findim – titolare del 5% con il quale ha chiesto l’assemblea per la revoca dei consiglieri Telco –, si è confrontato con qualche grande investitore estero. Una categoria che, tutta insieme, detiene quasi la metà del capitale Telecom, ma che, a suo dire, non ha ben presente quello che sta succedendo dopo la modifica degli accordi Telco che ha permesso a Telefonica di prenotarsi il ruolo di dominus. Per questo ha scelto di illustrare la sua posizione agli analisti, di modo che – spera – si facciano ambasciatori delle sue istanze.
Se si fosse sciolta Telco, col suo 5% Findim avrebbe potuto allearsi con i soci italiani della holding – che detenevano complessivamente circa il 12% – per formare una nuova compagine finalizzata alla valorizzazione del titolo. Cosa che in sei anni di anomalo condominio con Telefonica non è avvenuta, anzi le quotazioni sono precipitate quest’estate a meno di un quinto di quello che avevano pagato gli spagnoli per rilevare, in via indiretta, il primo 10%. Peccato che se si fosse sciolta Telco, Telefonica avrebbe avuto le mani libere per sorpassare la nuova maggioranza ed è stato probabilmente questo il motivo che ha portato gli italiani di Telco a scendere a patti. Senza tante certezze sull’esito finale.
Findim – ha spiegato Fossati – punta a coagulare le forze di mercato per presentare un’unica lista per il rinnovo del consiglio (senza il suo nome) che, forse – anche se è molto difficile – se la potrebbe giocare con il 22,4% di base da cui parte Telco, nel caso in cui passasse in assemblea la mozione di revoca. «Ma non raccoglierò deleghe perchè l’obiettivo è realizzare la public company con un board indipendente e competente, non quello di ribaltare il controllo», ha precisato Fossati. Mentre invece Telco si è attivata arruolando Georgeson. Sul punto è già in contatto con le Authority.
Toccherà poi al board, se si realizzerà il sogno di Findim, preparare un nuovo piano che punti allo sviluppo, «perchè con dismissioni e spezzatini forzati non si crea valore». Ma le sue idee su quello che si potrebbe fare – e non è stato fatto, perchè confliggente con gli interessi dell’azionista-Telefonica – le ha riassunte in 26 slide illustrate agli analisti. «Linee guida», le chiama. La prima è che non è il momento di vendere, perchè si svenderebbe. «Su Tim Brasil c’è ancora valore da creare»: per esempio avrebbe senso una fusione con Gvt. Ma il concetto delle partnership potrebbe essere esteso ad altri campi. Fossati ripropone l’ingresso della Cdp nella newco della rete d’accesso che, oltre a conferire Metroweb, apporterebbe le risorse per fare gli investimenti. Ma anche creare una piattaforma nel mobile con Tim Italia, Tim Brasil e Personal di Telecom Argentina potrebbe essere un’ipotesi: permetterebbe di riequilibrare la struttura finanziaria dato che Tim si porterebbe con sè una parte del debito, mentre l’operatore brasiliano non ne ha e l’argentino è addirittura in posizione di cassa attiva. In partnership ci sarebbero anche tanti business da sviluppare, dal cloud computing, alla domotica, alle soluzioni a distanza per il risparmio energetico.
La proposta in sostanza è dare 12-18 mesi di tempo a un board indipendente per lavorare e cogliere i primi frutti di un progetto di rilancio, perchè Telecom «vale almeno 1,5 euro ad azione». E nel frattempo? «Io credo che a tassi ragionevoli si potrebbe lanciare un bond convertibile a sette anni, un paio di miliardi potrebbero essere sufficienti», suggerisce Fossati. Una soluzione che, a quanto risulta, è già sul tavolo Telecom, come altre ipotesi di “ottimizzazione” degli asset – la vendita delle torri, la cessione di immobili – che non lo vedono contrario. Ma senza una «strategia di rilancio», Fossati non si convincerà a demordere.

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