Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“A Siena c’era la banda del 5%”

«La materia è talmente esplosiva e incandescente che non posso rilasciare dichiarazioni ». Così Tito Salerno, procuratore della Repubblica di Siena ha risposto ai giornalisti che chiedevano informazioni sull’inchiesta su banca Mps. «Non posso parlare. Si tratta di un’indagine complessa, incandescente e ancora lunga che riguarda una società quotata». Dichiarazioni che corredano la riunione con i tre pm senesi, e l’interrogatorio di sei ore a Valentino Fanti, ex segretario di Giuseppe Mussari (e ora del cda del Monte). Fanti è stato sentito come persona informata dei fatti, mentre Mussari e una manciata di ex manager Mps sono indagati per truffa ai danni degli azionisti. Tra questi Gianluca Baldassarri, fino a inizio 2011 capo dell’area finanza di Mps, che ha preso rischi enormi e ha riempito la banca, contro le prassi e procedure, di titoli tossici. Anche le carte trasmesse dai pm milanesi a Siena, depositate nell’inchiesta sulla finanziaria svizzera Lutifin, contengono materiale piuttosto caldo. Tra l’altro, l’interrogatorio del funzionario di Dresdner Bank, Antonio Rizzo, che nell’ottobre 2008 dice: «Baldassarri e Matteo Pontone (capo della filiale di Mps a Londra) erano conosciuti come la banda del 5 per cento, perchè su ogni operazione prendevano tale percentuale». Secondo Rizzo, che lo aveva saputo da Michele Cortese – venditore di Dresdner a Londra – «a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarre avevano percepito un’indebita commissione per il tramite di Lutifin». E in un’informativa della Gdf «è stato accertato che la Lutifin era stata utilizzata quale veicolo per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti Mps in cambio dell’acquisto da parte dell’istituto da cui dipendevano di un pacchetto di titoli tra cui alcuni derivati che presentavano forti perdite per Dresdner Bank». Il riferimento dei militari va a un’operazione condotta tra Mps e Dresner, con l’inutile – ma imposta con pressioni – intermediazione di Lutifin «contro ogni logica commerciale», e che fruttò alla finanziaria una commissione (fatturata) da 600 mila euro, su un derivato da 120 milioni. «Scopo dell’operazione – continua la Gdf – era far ristrutturare il pacchetto a Mps e consentire a Dresdner di neutralizzare le perdite scaricandole su Mps». Sembra il canovaccio, a parti invertite, di Alexandria, lo strutturato tra i senesi e Nomura. Gli investigatori hanno anche scoperto che Baldassarri negli ultimi anni avrebbe riportato in Italia 20 milioni di euro grazie allo scudo fiscale. Una somma non compatibile con la sua retribuzione. E lo stesso vale per altri ex manager di Mps. Secondo ricostruzioni attendibili, proprio la City sarebbe un epicentro dei mali passati della banca. Nel 2006–2007 la controllata londinese di Mps si occupava molto di trading con un libro titoli ampio, stimato in 6 miliardi di bond strutturati, molti collateralizzati a mutui casa. Questa filiale (con una decina di operatori) fu chiusa e “annegata” nei conti verso fine 2008, quando era esplosa la crisi dei subprime. Antonveneta non era ancora stata comprata, ma la fama dell’area finanza Mps era giá alta.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Gaetano Miccichè lascia il consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup. Il presidente della div...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio per tre provvedimenti chiave del governo Draghi per accompagnare l’attuazione del Recovery...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se mai ci fosse stato un dubbio, il Csm ha messo nel mirino tutta la situazione che sta incendiando...

Oggi sulla stampa