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A segno l’asta di BTp dopo il Qe

Il Tesoro coglie la palla al balzo. Il quantitative easing della Bce si pone l’obiettivo di rilanciare (in via indiretta) l’economia reale. Una delle vie indirette è quella di permettere ai Paesi di continuare a indebitarsi a tassi nominali decrescenti. Così ieri Via XX settembre ha collocato BTp a 5 e 10 anni fissando i tassi su nuovi minimi. Nel dettaglio il ministero dell’Economia ha collocato 3,5 miliardi di euro di BTp decennali all’1,62%, in netto calo rispetto all’1,89% “battuto” nella precedente asta di fine dicembre con una domanda 1,38 volte l’offerta. I 3 miliardi di euro di BTp quinquennali sono stati collocati allo 0,89% dallo 0,98% con una domanda pari a 1,40 volte l’offerta. Collocati anche 1,75 miliardi di euro di CcTeu con scadenza dicembre 2020 allo 0,87 per cento.
Sul mercato secondario lo spread BTp-Bund è sceso di un punto base a 128 dopo i recenti sbalzi (la scorsa settimana era a 118) dovuti in parte alle vendite sui BTp ma soprattutto agli acquisti sul Bund tedesco (che viaggia al minimo dello 0,35%) in scia alle tensioni innescate dalle prime misure annunciate da Alexis Tsipras al timone della Grecia. Ad Atene – la cui Borsa ha ceduto il 15% nelle prime tre sedute della settimana – sono tornati gli acquisti. La Borsa è rimbalzata del 3,1% e il titolo di Stato decennale ha visto scendere il rendimento scendere al 9,83% dal 10,20%.
Positiva anche Piazza Affari con il Ftse Mib che ha guadagnato lo 0,56% in una giornata in cui gli altri principali indici europei hanno messo a segno un rialzo inferiore al mezzo punto percentuale. Tra i singoli titoli hanno sofferto gli energetici. Il prezzo del petrolio Wti è crollato sotto la soglia dei 44 dollari al barile (minimo da sei anni). I titoli del settore hanno pagato anche l’annuncio del calo degli investimenti di Shell e il “profit warning” lanciato dalla francese Vallourec. Così Eni ha lasciato sul parterre l’1,78% e Saipem il 4,5%. Hanno inoltre perso un ulteriore 5,66% le Mps, complice l’effetto della fine del divieto di vendite allo scoperto e indiscrezioni in base alle quali starebbe trattando con la Bce un aumento di capitale superiore a 2,5 miliardi. Sono invece state gettonate le Finmeccanica (+3,68%) e le Wdf (+8,98%), quest’ultime sull’ipotesi che si profilino a breve operazioni straordinarie.
Tra gli altri listini ha tutto sommato tenuto il Dax 30 tedesco (+0,25%) nonostante il ritorno in Germania della deflazione: a gennaio i prezzi al consumo sono andati in negativo per la prima volta dall’ottobre 2009 attestandosi al -0,5% annuale, dopo il +0,1% di dicembre.
Cresce intanto l’indecisione tra gli esperti sulla tempistica del rialzo dei tassi atteso negli Usa. Mercoledì la Federal Reserve ha preso tempo ma i dati diffusi ieri relativi al mercato del lavoro rivelano una espansione energica dell’economia. La settimana scorsa le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono scese a 265mila (erano previste a 300mila). Un numero così basso non si vedeva dai tempi della new economy (aprile 2000). Se la Fed pensa a quando avviare la stretta monetaria, in molte altre parti del mondo si continuano a tagliare i tassi. Ieri la Banca centrale della Danimarca ha ridotto nuovamente il tasso di interesse sui depositi, si tratta della terza volta in meno di due settimane, per cercare di tutelarsi dalla debolezza dell’euro. Il tasso sui depositi è stato infatti portato dalla Banca a -0,50%, dal precedente -0,35%, a seguito del recente apprezzamento della corona danese verso l’euro legato alla recenti iniziative della Bce. Anche la Danimarca, quindi, come la Svizzera fa fatica a tenere bassa la propria divisa nei confronti dell’euro, in netta svalutazione dopo il «qe» di Draghi. Dal 19 gennaio (lancio della manovra espansiva) ha perso il 3% (a 1,13) sul dollaro ma dai picchi dello scorso anno ha perso quasi il 20%.
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