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A segno l’asta dei Btp, ma lo spread sale

BRUXELLES — A una settimana dall’inizio della primavera, è ancora pieno inverno per l’economia europea. I 27 capi di Stato e di governo che oggi e domani si riuniscono a Bruxelles per l’ennesimo vertice, hanno appena ricevuto una lettera di Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo: «…la ripresa sarà lenta e fragile…». E la ripresa di cui si parla non è più quella del 2013, ancora 3 mesi fa data per scontata. Ora, nessuno fa più pronostici: che cosa stia davvero accadendo, lo spiegherà stasera ai leader Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, in una relazione di scenario. Ma già ieri, hanno parlato i mercati finanziari. E in particolare quelli italiani. Mentre la Borsa di Milano faceva registrare il calo peggiore (-1,7%) fra quelle europee ugualmente depresse, un brutto rintocco giungeva anche dal fronte degli spread: la differenza di rendimento fra i titoli di Stato decennali italiani e gli omologhi «bund» tedeschi, di nuovo salita a 319 punti (dopo aver toccato anche 324), si è avvicinata ancor più a quella che separa gli stessi bund dai «bonos» spagnoli. Lo spread Madrid-Berlino è ora a 331 punti, solo 12 punti in più dello spread Berlino-Roma: ed era di 80 punti prima delle elezioni italiane. «Forbice» che si restringe, fiducia che cala: in soldoni, oggi gli investitori considerano quasi altrettanto rischioso investire nei nostri titoli, che in quelli spagnoli. Ma in questa bufera, non esistono fatti isolati, a sé stanti. Lo spread Roma-Berlino è tornato a salire dopo che, l’altro giorno, l’agenzia Fitch aveva declassato il rating dell’Italia. E dopo che, ieri mattina, un’asta di buoni del Tesoro a 3 e a 5 anni (5,3 miliardi di euro in tutto) aveva lasciato freddi gli investitori, alla fine persuasi solo dal rialzo dei rendimenti offerti: 2,4% per i Btp triennali, 4,6% per i decennali, cioè interessi più alti che lo Stato italiano ha dovuto promettere per piazzare i suoi titoli. Concatenazione ipotizzabile, quindi: declassamento del rating italiano, asta dei Btp andata maluccio, spread in risalita, Borsa in discesa. E come cornice, inutile dirlo, la situazione di generale instabilità politica. Ma questo non può spiegare tutto il malessere che fermenta nel resto d’Europa. «L’attuazione del patto per la crescita e l’occupazione è troppo indietro e troppo lenta», ammonisce il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Si allunga intanto la fila dei Paesi che, come Francia e Spagna, chiedono «deroghe» al contenimento del deficit. Il vertice che inizia oggi (e domani ci sarà anche un Eurogruppo straordinario, sul salvataggio di Cipro) promette infatti di rafforzare di più la linea della crescita, rispetto a quella dell’austerità. È dalla scorsa estate che lo si dice, e c’è chi ha preso l’impegno sul serio: per stasera, proprio davanti al palazzo del Consiglio Ue, era stata indetta una manifestazione europea contro l’austerità, poi vietata dalla polizia per «mancanza di effettivi» (forse un altro sintomo della crisi?). Ancora una volta, però, più forte parlano le statistiche. Secondo l’Ocse, nell’ultimo trimestre 2012 è calato il Pil di tutti i Paesi del G20, e più degli altri il Pil dell’Italia. E secondo l’Eurostat, la produzione annua di beni capitali è franata del 5,5% nell’eurozona, e del 4,3% nella Ue.

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