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A segno l’asta BTp, tassi in calo al 2,5%

Tornano sui livelli del 2010 i rendimenti dei BTp in asta mentre continuano a sgonfiarsi le tensioni sullo spread scoppiate dopo le annunciate dimissioni del premier Mario Monti. È la fotografia di una giornata che se resta convulsa sul piano politico, comincia a chiarirsi su quello finanziario, sugellata dalla chiusura positiva di Pazza Affari, la migliore in Europa. «Gli operatori hanno capito che è meglio fissare al più presto la data delle elezioni per evitare un periodo troppo lungo di turbolenze elettorali», ha osservato un trader.
Il risultato positivo dell’asta dei BTp a tre e a 15 anni segue di un giorno il collocamento dei BoT che avevano già segnalato un effetto distensivo sui mercati. Ieri è arrivata la conferma con il collocamento dei titoli a 3 anni per 3,5 miliardi, con una cedola del 2,75% e un rendimento sceso al 2,50% tornato sui livelli del 2010. La domanda non è stata eccezionale pari a 4,748 miliardi che fissa il un rapporto tra domanda e offerta all’1,36 (il più basso dallo scorso febbraio).
Non ha mancato l’obiettivo neppure il BTp a 15 anni che si confrontava con una scadenza più lunga e di cui ne sono stati collocati 729 milioni di euro, livello della parte alta della forchetta fissata tra 500 e 750 milioni e un rendimento del 4,75 per cento. Anche in questo caso la domanda è stata sostenuta a 1,441 miliardi di euro ovvero 1,98 volte l’offerta. A contenere la richiesta di titoli italiani è stata l’asta spagnola per scadenze simili: Madrid ha collocato Bonos per 2,024 miliardi di euro con tre emissioni obbligazionarie a 3, 5 e 28 anni, anche in questo caso con tassi in calo. Il Tesoro spagnolo ha raccolto più fondi del previsto al 3,358% per la scadenza 3 anni, contro 3,39% dell’ultima emissione del 5 dicembre, e al 4,2% per la scadenza a 5 anni, contro il 4,477% del 22 novembre. Un altro segnale della ritrovata distensione tra i titoli periferici è stato l’andamento dello spread in calo al 328 per il BTp a 10 anni dal 326 di mercoledì e rendimento al 4,6% mentre quello spagnolo si è portato al 403 con un rendimento al 5,3 per cento. Prossimo appuntamento le ultime aste dell’anno in calendario il 27 e 28 dicembre.
In una settimana che vede gli operatori attenti agli sviluppi sul fronte americano del Fiscal Cliff, assume importanza il raggiunto accordo in sede Ue sul progetto di supervisione bancaria. Quanto basta per dare spunti agli acquisti sui listini in particolare sui titoli bancari dove Piazza Affari è uscita come regina d’Europa con l’indice Ftse Mib che ha chiuso in rialzo dello 0,64 per cento. Positiva anche Madrid con +0,38% mentre nel Vecchio Continente tutti i principali listini hanno chiuso in campo negativo da Francoforte -0,43% a Londra -0,27%, da Amsterdam -0,15% a Parigi -0,10 per cento.
Negli Usa le vendite al dettaglio Stati Uniti hanno registrato un incremento dello 0,3% a novembre, dopo essere scese dello 0,3% in ottobre. Non abbastanza per sostenere Wall Street che ha chiuso in calo di mezzo punto.

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