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A segno l’asta BTp, rendimenti in picchiata

Altro fieno in cascina a tassi (nominali) bassi. Il Tesoro ha chiuso la settimana e il mese di luglio con un’altra asta, collocando ieri CcTeu (titoli a tasso variabile indicizzati all’andamento dell’Euribor), BTp a 5 e 10 anni per un controvalore superiore ai 6 miliardi dopo i 6,5 miliardi di BoT a sei mesi venduti mercoledì praticamente a costo zero (0,007%). I?rendimenti sono scesi nettamente rispetto alle analoghe emissioni di giugno, accodandosi ai livelli, già calanti, intravisti nelle ultime sedute sul mercato secondario. Buona è stata anche la domanda degli investitori istituzionali che si sono aggiudicati i titoli. 
Più nel dettaglio, il BTp a 5 anni, a disposizione degli investitori per 1,5-2, miliardi, è stato collocato per 1,908 miliardi al rendimento di 0,77%, minimo da aprile, rispetto a 1,25% dell’asta di fine giugno. Il rapporto tra domanda e offerta è rimasto stabile a 1,62. In netto calo anche i tassi del titolo decennale, fissato all’1,83% dal precedente 2,35%: assegnati 2,48 miliardi. Il rapporto di copertura è salito a 1,42 da 1,35. Collocato infine anche il CcTeu in scadenza giugno 2022, in asta per 1,25-1,75 al tasso lordo di 0,67% da 1,08% di fine giugno, con un rapporto di copertura pari a 1,57 da 1,25.
Il trend per i titoli di Stato italiano resta favorevole. «Sui BTp restiamo molto positivi anche in virtù della stagionalità che caratterizza il mercato e che lo rafforza in agosto. Ci aspettiamo che proseguano gli acquisti Bce e che anche in agosto abbiano un certo ritmo, mentre le emissioni scenderanno, per cui la Bce potrebbe anche arrivare ad assorbire tutte le emissioni. In caso di trend positivo, la mancanza di liquidità, che amplifica ogni movimento, farà bene – spiega alla Reuters Marco Brancolini, strategist di Rbs -. Siamo positivi sui titoli perché non ci aspettiamo che l’inflazione salga ai livelli target della Bce. D’altra parte siamo molto costruttivi anche sui titoli indicizzati, che dovrebbero fare bene sia un caso di aumento delle dinamiche dei prezzi, sia in caso di un’inflazione ancora bassa, poiché la Bce proseguirà nei suoi acquisti».
Intanto ieri sul mercato secondario si è aggiunto un altro record: il rendimento del titolo di riferimento a due anni ha toccato un nuovo minimo storico a 0,094%. Lo spread tra BTp e Bund a 10 anni è sceso a 117 punti nonostante il rendimento del Bund sia sceso di cinque punti allo o,66%. Ma quello del BTp è sceso ancor di più, di sette punti, all’1,83%. Il mercato dei titoli di Stato ha ignorato la notizia riportata dal Financial Times secondo cui il Fondo monetario potrebbe non partecipare al terzo salvataggio della Grecia, sulla base di un documento riservato del Fondo in cui si spiega che Atene non soddisfa i requisiti necessari al via libera agli aiuti per l’alto livello del debito e la lentezza nell’attuazione delle riforme.
Notizia ignorata anche dalle Borse europee che hanno chiuso la giornata in rialzo, trascinate dal buon clima dei dati trimestrali i cui parziali lasciano presagire la migliore stagione dal 2009. Piazza Affari ha chiuso in rialzo dello 0,63%, battendo l’Eurostoxx 50 (+0,23%). In calo invece la Borsa di Madrid di un punto percentuale nonostante i buoni dati macro: nel secondo trimestre il Pil è salito dell’1% rispetto al primo trimestre (+0,9%): si tratta del miglior risultato degli ultimi otto trimestri, tutti archiviati con il segno positivo. La Spagna è uscita dalla recessione nel terzo trimestre del 2013. Rispetto al secondo trimestre dello scorso anno, la crescita annuale del Pil sale dal 2,7% al 3,1%, livelli che non si ved evano da fine 2007.
In chiaroscuro invece il dato sul Pil del secondo trimestre negli Stati Uniti cresciuto del 2,3% su base annuale nel corso del secondo trimestre dell’anno, in decisa accelerazione rispetto al +0,6% registrato nei primi tre mesi dell’anno, dato rivisto al rialzo dalla stima precedente di un -0,2%. Il dato è tuttavia inferiore alle alle attese degli analisti (+2,7%). Per questo motivo Wall Street ha mostrato un andamento contrastato. Il dollaro però si è rafforzato sull’euro che è passato da 1,105 a 1,09, sentendo sempre più vicino, anche se non è sicuro che sia già a settembre, il prossimo rialzo dei tassi negli Usa.

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