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A San Marino lo Scudo di Tremonti ha svuotato le casse delle banche

di Giampiero Di Santo 

Lo scudo fiscale di Giulio Tremonti ha svuotato le casse di San Marino. E adesso la piccola repubblica sul Monte Titano è costretta a correre ai ripari. Con una riorganizzazione del sistema bancario e finanziario descritta dal direttore generale della Banca centrale, Mario Giannini, durante un'audizione in commissione finanze del parlamento sammarinese.

Un processo avviato nel 2008-2009, ma che dovrà accelerare il passo per rispondere alla domanda di trasparenza che arriva dagli altri stati e dagli organismi internazionali, in particolare dal Fmi, che qualche giorno fa ha inviato una sua missione. Certo è che in tre anni il sistema finanziario di San Marino è passato dalla commedia rosa alla quasi tragedia. Secondo Giannini, che ha snocciolato una serie di dati illuminante sullo stato di salute di banche e fiduciarie, tra il dicembre 2008 e il dicembre 2011, la raccolta totale del sistema bancario è diminuita da 13,8 a 7,3 miliardi di euro. un crollo di oltre il 47%. La raccolta diretta è scesa da 9,2 a 5,2 miliardi e quella indiretta (titoli in custodia e amministrazione e patrimoni gestiti per conto della clientela) «si è erosa da 4,6 a 2,1 miliardi», ha detto il direttore generale. Che sulla cause dell'emorragia è stato chiaro: «Sul dato complessivo, ha inciso principalmente lo scudo fiscale italiano, sebbene il trend flettente sia proseguito anche nel 2011 con una diminuzione della raccolta totale nel corso dell'anno da 8,5 a 7,3 miliardi di euro». E non finisce qui il bollettino di guerra, perché i numeri sono impietosi anche per gli impieghi, scesi da 5,3 a 3,8 miliardi di euro e per il portafoglio titoli mentre il portafoglio titoli è passato da 4 a 1,1 miliardi di euro. Senza trascurare l'aumento dei crediti in sofferenza, dal 2,6% della fine del 2008 al 10,2% del dicembre 2011 e il pessimo risultato semestrale al 30 giugno 2011, meno 55 milioni di euro, contro l'utile di 13 milioni di euro registrato nello stesso periodo del 2010. Non è un caso che Giannini abbia parlato di «vulnerabilità significative, ampiamente discusse con il Fondo monetario internazionale, che il 2 marzo scorso ha richiamato l'attenzione sui profili della capitalizzazione del sistema, del deterioramento della qualità dei crediti e della difficile situazione di liquidità». Ma quel che più conta è l'allarme lanciato sul «progressivo isolamento del sistema finanziario, ormai privo di legami con gruppi bancari esteri, che rende ancora più urgente la piena ed effettiva normalizzazione dei rapporti con l'Italia». Giannini, in particolare, ha spiegato che la carenza di liquidità e le difficoltà del sistema finanziario fanno aumentare il rischio di pressioni da parte della criminalità organizzata. Rischio che si è già fatto concreto, perché «si registrano tuttora significative movimentazioni di contante presso il sistema bancario, che rende potenzialmente non tracciabili le operazioni effettuate, agevolando conseguentemente anche il riciclaggio». Il direttore generale Giannini ha segnalato che nel 2010 è stato prelevato contante per 1,3 miliardi di euro, mentre i versamenti hanno raggiunto quota 886 milioni, con una circolazione di contante pari a 2,2 miliardi, somma scesa nel 2011 a 1,4 miliardi. Preoccupante anche l'aumento da 306,1 milioini nel 2010 a 336 milioni del 2011 dei bonifici favore di residenti in paesi extraeuropei. «Di queste operazioni non si trova alcuna traccia nelle dichiarazioni transfrontaliere del contante e ciò induce l'Autorità di vigilanza a rafforzare ulteriormente l'attività di controllo delle dinamiche in questione, in modo da contrastare più efficacemente possibili infiltrazioni nel comparto finanziario», ha concluso.

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