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«A rischio l’aggancio della ripresa»

Senza un governo l’Italia rischia di non agganciare la ripresa economica prevista in Europa per la seconda parte dell’anno. Lancia l’allarme Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, sulla situazione di crisi in cui versa il paese. Tempo scaduto, è lo slogan della pagina pubblicitaria che Confindustria ha fatto pubblicare sui giornali, in vista del convegno della Piccola, che si terrà a Torino, domani e sabato. «Il tempo è scaduto», ha ripetuto ieri Squinzi, incalzando la politica. Serve un governo, «non subito, subitissimo». Il rischio, appunto, è non agganciare la ripresa: «È un fatto piuttosto grave, bisogna intervenire subito».
L’Italia, ha aggiunto il presidente di Confindustria, ha bisogno «di un governo di uomini di buona volontà, che si rendano conto che la situazione economica del paese è drammatica e che non c’è più tempo da perdere. Dobbiamo dedicarci ai problemi veri dell’economia: dobbiamo crederci, dobbiamo fare di tutto per aumentare i consumi interni. Per far ripartire la domanda abbiamo bisogno di un governo in tempi immediati». Il fatto che il paese non sia stato governato in modo adeguato «ci è costato un punto di pil», ha detto Squinzi, che ieri ha parlato a margine della Fiera del mobile di Milano. «Il calo della domanda è dovuto al fatto che la politica del governo Monti si sia accentrata sul prelievo fiscale. Inoltre non abbiamo fatto molto per la crescita, un problema che potrebbe riguardare anche l’Europa», ha continuato.
Citando i dati del Centro studi di Confindustria, Squinzi ha spiegato che alla fine del 2011 si pensava ad una crescita positiva a metà dell’anno. Ma dopo il -2,4% del pil nel 2012 le previsioni si sono abbassate a -0,4 o -0,5% per tutto il 2013. «Oggi abbiamo stime di -1,4 o -1,5 e se non saranno presi provvedimenti urgenti potremmo ulteriormente peggiorare». L’attuale assenza di un governo e l’allentamento dell’azione dell’esecutivo Monti nella seconda parte del suo mandato ha portato alla perdita di un punto di pil, cioè 16 miliardi di euro. «Il governo Monti nella prima fase aveva una spinta forte ma poi diversi provvedimenti sono stati azzoppati in Parlamento o non sono stati convertiti, tra questi ultimi cito la mancata approvazione della delega fiscale: spesso e volentieri in questo paese c’è un abuso di diritto fiscale», ha detto Squinzi.
Una grande battaglia di Confindustria è il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. Sabato scorso il governo ha varato il decreto per una prima tranche di pagamenti per 40 miliardi in due anni. «Non è quello che ci aspettavamo. Ci aspettavamo più coraggio: se non tiriamo fuori il coraggio il paese continuerà ad essere in grande difficoltà». Inoltre il debito della Pa «è almeno tre volte rispetto ai 40 miliardi, che peraltro vengono dati in forma molto diluita», ha detto Squinzi, aggiungendo che comunque «il decreto va nella direzione giusta» e che «tra il niente e il qualcosa è meglio il qualcosa».
Ma c’è anche il timore di conseguenze sociali. L’attuale situazione in Italia «non può continuare per molto tempo senza sfociare in esplosioni sociali violente», è la proccupazione del presidente di Confindustria: «La situazione è quella che sappiamo, contiamo 62 casi di suicidi di imprenditori».
Squinzi ha condiviso la proposta avanzata dal presidente di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero: riconoscere incentivi anche alle spese per l’arredo, per far ripartire il mercato interno. «Anche questo settore ha perso occupati e volumi di produzione perché è crollato il mercato interno. Nel manifesto programmatico di Confindustria abbiamo chiesto una serie di provvedimenti».

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