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A rischio la tripla A della Francia

di Marco Moussanet

I riflettori delle agenzie di rating si sono ufficialmente accesi sulla Francia. E, al tempo stesso, la Spagna ha avuto un nuovo declassamento da parte di Moody's: di due livelli, da Aa2 a A1 con outlook negativo. Ma il fatto di maggior rilievo della giornata è stato il faro su Parigi. La stessa Moody's infatti annunciato, in occasione del rapporto sui conti pubblici del Paese, di aver messo sotto osservazione il debito sovrano di Parigi. Per tre mesi gli esperti dell'agenzia controlleranno passo passo le mosse francesi e poi decideranno se confermare l'attuale prospettiva "stabile" oppure se trasformarla, com'è più probabile, in "negativa". A quel punto si aprirebbe la strada a un declassamento, che normalmente arriva in un periodo compreso tra tre mesi e un anno. Anche se con l'aria che tira c'è la tendenza a stringere i tempi. C'è insomma la concreta possibilità che verso aprile 2012 la Francia perda la sua tripla A, e cioè il massimo punteggio assegnato dalle agenzie.

Anche se solo dieci giorni fa, subito dopo il salvataggio di Dexia, le tre principali agenzie (Standard&Poor's, Moody's e Fitch) avevano ribadito di non avere elementi per modificare la loro valutazione, c'era da aspettarselo. Del ristretto club della tripla A (13 Paesi nel mondo) la Francia è quello più problematico e più vicino al girone inferiore. Delle sei Nazioni dell'Eurozona con il massimo dei voti (Germania, Austria, Olanda, Finlandia e Lussemburgo, oltre a Parigi) è quella con il debito e il deficit più alti (all'87% e al 5,7% del Pil) e la spesa pubblica più elevata (56% del Pil), seconda solo alla Finlandia in termini di pressione fiscale rispetto al Pil (44%). Ha inoltre un deficit primario (al netto dell'onere del debito, che nel 2012 diventerà la prima voce di bilancio) significativo e un forte disavanzo commerciale.

Moody's cerca di rendere la medicina meno amara, ricordando i molti punti di forza del Paese e anche le ultime misure decise per riportare il deficit al 4,5% l'anno prossimo e al 3% nel 2013, ma esprime dubbi sulle reali possibilità di centrare gli obiettivi di risanamento qualora Parigi, com'è possibile, dovesse aumentare la propria quota di aiuti a uno dei Paesi dell'Eurozona in difficoltà o intervenire in soccorso delle sue banche. Tanto più che la Finanziaria 2012, da ieri all'esame del Parlamento, è basata su un'irrealistica ipotesi di crescita economica dell'1,75%. Il Consensus Forecasts, media delle stime dei 25 principali istituti pubblici e privati, prevede ormai uno 0,9%, ma Goldman Sachs immagina una crescita zero. E lo stesso ministro dell'Economia François Baroin ha finalmente parlato della possibilità di una revisione al ribasso.

Il problema a questo punto diventa anche politico. La Finanziaria dovrebbe essere in condizione di resistere a una crescita dell'1,5%, se però si perde un altro mezzo punto e qualcosa, bisogna trovare ulteriori risorse, tra tagli della spesa e aumento delle tasse, per circa 15 miliardi. La speranza dell'attuale Governo e del presidente Nicolas Sarkozy era di poter rinviare tutto a una nuova manovra dopo le elezioni presidenziali (in maggio) e legislative (in giugno), ma a questo punto i tempi stringono. Perché il declassamento di Moody's rischia di arrivare proprio alla vigilia del voto per l'Eliseo (22 aprile e 6 maggio), con il prevedibile impatto per la popolarità, già bassissima, del presidente.

Diventa quindi urgente agire rapidamente. Baroin ha assicurato che «la Francia farà di tutto per conservare il rating attuale», ma non è facile in periodo pre-elettorale e con una delle due Camere, il Senato, appena passata sotto il controllo dell'opposizione socialista. Alcuni analisti fanno notare che il downgrade non sarebbe drammatico, ricordando che anche il declassamento degli Stati Uniti non si è in realtà tradotto in un aumento dei tassi d'interesse sui bond e quindi in un incremento dei costi di finanziamento del debito. E aggiungono che l'agenzia France Trésor prevede un prudente tasso medio sulle obbligazioni a 10 anni del 3,7% nel 2012, rispetto al 3,09% di ieri. Ma lo spread sui Bund tedeschi, che pochi mesi fa era a 30 punti, ha superato per la prima volta quota 100 e può rapidamente raggiungere, a maggior ragione con la minaccia di un downgrade, livelli molto alti.

Al di là delle conseguenze per la Francia, il vero pericolo è quello che corre l'intera Eurozona. Ieri il taglio del giudizio sulla Spagna, benchè previsto, ha posto grande attenzione sull'alto debito delle aziende iberiche e sulla vulnerabilità del sistema bancario di Madrid. Con il declassamento di Parigi ci sarebbe quindi la conferma del tanto temuto effetto contagio. Non sarebbero cioè i Paesi virtuosi a portare gli altri verso l'alto bensì quelli periferici a tirare i primi della classe verso il basso.

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