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A rischio il riassetto degli incentivi

Il riordino degli incentivi alle imprese, almeno per ora, resta sulla carta. Parte centrale del primo decreto crescita varato dal governo Monti, l’operazione è legata all’emanazione di un decreto attuativo elaborato dallo Sviluppo economico già da alcuni mesi ma fermo al ministero dell’Economia, chiamato ad esprimere il concerto sul testo.
Il richiamo rivolto ai suoi colleghi dal ministro per i Rapporti con il Parlamento e l’attuazione del programma, Piero Giarda (si veda Il Sole-24 Ore di ieri) è risuonato anche negli uffici impegnati direttamente su questo dossier. «Per noi è ormai tutto pronto» fanno sapere dallo staff del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, ora la palla è nelle mani dell’Economia. E sembra davvero un dejà vu.
Lo stesso copione di quasi tre anni fa, quando l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, dopo una lunga attesa, produsse una bozza di riforma sulla base della delega al governo contenuta nella legge sviluppo del 2009. Le repentine dimissioni del ministro travolto dall’affaire della casa con vista sul Colosseo relegarono l’argomento in secondo piano, ma anche con l’arrivo a via Molise di Paolo Romani le cose non cambiarono e il testo restò confinato in un cassetto in attesa del concerto del ministero dell’Economia.
Nel decreto sviluppo dello scorso giugno, Passera ha rimesso mano all’operazione rendendola più fluida ma il risultato finale, almeno per ora (va ribadito), non è cambiato. Sia nella prima che nella seconda bozza di riforma (quest’ultima anticipata dal Sole 24 Ore lo scorso 12 ottobre) si prevede la costituzione di un unico contenitore in cui fare affluire le risorse che sopravvivono all’eliminazione di una quarantina di norme nazionali. A conti fatti, un Fondo rotativo da 600 milioni di euro per il primo anno.
Lo stesso concetto di “Fondo unico”, però, sarebbe stato in questi mesi oggetto di riflessione da parte di alcuni tecnici del Tesoro. Senza contare che su tutta la partita dei trasferimenti alle imprese grava l’incognita della norma ispirata dall’operazione Giavazzi ed inserita nella legge di stabilità. L’articolo in questione prevede un fondo per la concessione di un credito d’imposta per la ricerca e per la riduzione del cuneo fiscale, da istituire presso la presidenza del Consiglio, secondo criteri e modalità definite di concerto con il ministero dell’Economia e con lo Sviluppo economico. In base alla norma, i due ministri dovrebbero riferire alle commissioni parlamentari competenti sugli incentivi eliminabili: se ne riparlerà (forse) con il prossimo esecutivo. Il dossier incentivi, in altre parole, si è via via ingarbugliato e non ci sono certezze sugli effetti reali che potrà produrre l’ultimo appello in ordine di tempo del ministro Giarda.
Entrando nel dettaglio dei contenuti, è giusto ricordare che il riassetto disegnato da Passera punta su tre grandi priorità: ricerca e sviluppo, rafforzamento della struttura produttiva del Paese, promozione della presenza internazionale delle imprese e attrazione di investimenti dall’estero.
Per la ricerca e l’individuazione delle tecnologie da premiare dovrebbero essere seguite le indicazioni fornite dalla Commissione Ue con il programma “Horizon 2020”. mentre il rafforzamento della struttura produttiva passerà per la riqualificazione delle aree in situazione di crisi industriale complessa. Per l’export si punta all’iniziativa combinata di Ice e Simest.
Proprio oggi Passera, insieme al presidente dell’Ice Riccardo Monti, e alla presenza del premier Mario Monti, presenterà il piano nazionale dell’export 2013-2015. Sarà annunciato l’obiettivo di aumentare le esportazioni italiane di beni e servizi di circa 140 miliardi in tre anni, raggiungendo quota 600 miliardi nel 2015.

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