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A rischio il regime Iva per cassa

Regime Iva di cassa a rischio di rettifica per i contribuenti con fatturato superiore a 500 mila euro, la soglia generalmente autorizzata dalla normativa comunitaria (art. 167-bis, direttiva 2006/112): l’elevazione del limite a 2 milioni, disposta dalla norma nazionale, è infatti condizionata a un procedimento di «previa» consultazione del comitato Iva dell’Ue che è stato avviato, ma non si è ancora concluso. Pertanto, qualora il procedimento dovesse ottenere esito negativo, i contribuenti con volume d’affari superiore alla soglia autorizzata in via generale dovranno liquidare l’imposta con le modalità ordinarie, ma senza sanzioni e interessi. Questa una delle precisazioni contenute nella circolare n. 44/E del 26 novembre 2012, con la quale l’Agenzia delle entrate illustra il nuovo regime introdotto dall’art. 32-bis del dl n. 83/2012. Vediamone una sintesi.

Caratteristiche del regime di cassa

I contribuenti che adottano il regime di cassa liquidano l’Iva secondo un criterio di particolare sia riguardo alle operazioni attive che alle operazioni passive. Per questi contribuenti, infatti:

– l’imposta relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti passivi diviene esigibile all’atto del pagamento dei relativi corrispettivi e, comunque, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, salvo che il cessionario o committente, prima del decorso di detto termine, sia stato assoggettato a procedure concorsuali; per individuare il momento del pagamento non effettuato per contanti, occorre fare riferimento alle risultanze dei conti dai quali risulta l’accreditamento del corrispettivo (es. assegni bancari, RI.BA, RID, bonifico bancario);

– l’imposta relativa agli acquisti effettuati è detraibile al momento del pagamento dei relativi corrispettivi ai fornitori e comunque decorso un anno dal momento in cui l’operazione si considera effettuata ai sensi dell’articolo 6 del dpr 633/72; la detrazione può essere esercitata, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è stato pagato il corrispettivo o a quello in cui è decorso il suddetto termine, ma alle condizioni esistenti al momento in cui l’imposta diviene esigibile per il fornitore.

L’adozione del regime di cassa non ha invece effetti sul cessionario/committente, che, in forza di una previsione speciale, può infatti esercitare il diritto alla detrazione a partire dal momento in cui l’operazione deve ritenersi effettuata, ancorché l’imposta non sia divenuta esigibile (salvo che anch’egli abbia aderito al regime particolare).

Il limite di volume di affari

Possono avvalersi del regime particolare i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno realizzato, o in caso di inizio di attività prevedono di realizzare, un volume d’affari non superiore a 2 milioni. Viene precisato, al riguardo, che questo importo, in caso di inizio dell’attività, non deve essere ragguagliato all’anno. Nel calcolo del limite di volume d’affari si considerano tutte le operazioni attive, comprese quelle oggettivamente escluse dal regime particolare.

Viene precisato, poi, che, come stabilito dall’articolo 7 del dm 11 ottobre 2012, il superamento del limite di 2 milioni comporta la cessazione automatica del regime particolare a partire «dal mese o trimestre successivo a quello in cui il limite è stato superato». La precisazione è importante perché il citato art. 7, in realtà, prevede la cessazione del regime per le operazioni effettuate «dal mese» successivo a quello in cui il limite è superato, sicché si poneva, per i contribuenti trimestrali, un problema che la circolare consente di ritenere rimosso.

Limite temporale al differimento dell’esigibilità

La norma stabilisce che l’imposta diviene, comunque, esigibile dopo il decorso di un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, da individuare ai sensi dell’art. 6 del dpr 633/72: in caso di fatturazione differita delle cessioni di beni risultanti da documento di consegna o di trasporto, pertanto, il termine decorre dalla consegna o spedizione, indipendentemente dalla data di fatturazione.

Il limite annuale non opera per le operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che, prima del decorso del termine, siano stati assoggettati a procedure concorsuali. Le procedure concorsuali si considerano avviate nel momento in cui l’organo competente emette il provvedimento di apertura. In tale ipotesi, precisa la circolare, l’esigibilità dell’imposta è sospesa a beneficio di tutti i cedenti o prestatori che abbiano emesso fatture con Iva per cassa fino all’effettivo incasso del corrispettivo. Se la procedura concorsuale viene revocata, però, l’Iva diviene comunque esigibile e deve essere computata nella prima liquidazione successiva alla data di revoca, salvo che non sia ancora decorso il termine di un anno dalla data di effettuazione dell’operazione.

Se in pendenza del termine di un anno è emessa nota di variazione in aumento, resta ferma, anche per l’importo della nota di variazione, la decorrenza dell’anno dall’effettuazione della originaria operazione. Le variazioni in diminuzione che intervengono prima che l’imposta diventi esigibile, invece, rettificano direttamente l’imposta, mentre quelle che intervengono successivamente sono computate nella prima liquidazione utile.

Operazioni escluse

Il regime di cassa non è applicabile alle operazioni per le quali l’imposta è applicata secondo regole particolari (compreso il regime per l’agricoltura, che è in realtà un regime speciale di detrazione), nonché per le operazioni effettuate nei confronti di privati o di soggetti che non agiscono nell’esercizio d’imprese, arti o professioni, anche se residenti all’estero. Non si considerano «soggetti privati» gli enti non commerciali che agiscono nell’esercizio di impresa, anche se i beni o servizi acquistati siano parzialmente destinati dall’ente all’attività istituzionale.

Nel ricordare che, ai fini del limite di volume d’affari richiesto per l’applicabilità dell’Iva per cassa vanno considerate tutte le operazioni, comprese quelle escluse dal regime particolare, la circolare precisa che non si può attivare il regime di cassa in base al principio sulle attività separate enunciato nella circolare n. 18/1981. Il regime di cassa non è invece precluso per le operazioni che fruiscono già, in forza di disposizioni sulla tempistica degli adempimenti, di un differimento del termine di registrazione o fatturazione, ad esempio la registrazione delle fatture degli autotrasportatori.

Sempre dal lato attivo, la circolare ricorda che sono inoltre escluse dal regime di cassa:

– le operazioni a esigibilità differita di cui all’art. 6, quinto comma, secondo periodo, dpr 633/72 (cessioni di prodotti farmaceutici, forniture ad enti pubblici ecc.);

– le operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile;

– le cessioni intracomunitarie, le cessioni all’esportazione, le operazioni assimilate e i servizi internazionali, in quanto operazioni non imponibili.

La circolare ricorda poi che, come chiarito dal dm, sono escluse dal regime di cassa le seguenti operazioni passive:

a) acquisti di beni o servizi soggetti all’Iva con il metodo dell’inversione contabile;

b) acquisti intracomunitari di beni;

c) importazioni di beni;

d) estrazioni di beni dai depositi Iva.

Fermi restando i casi di esclusione da ultimo elencati, l’agenzia chiarisce che l’adozione del regime di cassa, riguardando non le singole operazioni ma l’insieme delle operazioni attive e passive, comporta il differimento della detrazione dell’Iva al momento del pagamento relativamente a tutti gli acquisti, anche in presenza di operazioni attive che non possono usufruire dell’Iva per cassa, qualora quest’ultime e i relativi acquisti non siano oggetto di contabilità separata ai sensi dell’art. 36 del dpr 633/72.

Adempimenti

Il regime di cassa è attivabile su opzione. Come stabilito dal provvedimento del 21 novembre 2012, l’opzione e la revoca si desumono dal comportamento concludente del contribuente e devono essere poi comunicate nella dichiarazione annuale Iva relativa all’anno in cui è esercitata la scelta. In seguito all’opzione, sulle fatture emesse occorre annotare che si tratta di operazione con «Iva per cassa» ai sensi dell’art. 32-bis del dl 83/2012. L’annotazione risponde all’esigenza della regolare tenuta della contabilità per il cedente o prestatore che assoggetti all’Iva per cassa solo alcune operazioni, escludendo ad esempio quelle effettuate nell’ambito di regimi speciali. L’annotazione, inoltre, esprime il comportamento concludente; tuttavia, precisa la circolare, l’omissione dell’annotazione non pregiudica l’applicazione del regime per cassa nel presupposto che il comportamento concludente sia altrimenti riscontrabile.

L’opzione è valida per almeno un triennio, decorso il quale resta efficace per ciascun anno successivo, salvo revoca da esercitarsi con le stesse modalità di esercizio dell’opzione. Se l’opzione è esercitata a partire dal 1° dicembre 2012, ai fini del triennio l’anno 2012 è considerato primo anno di applicazione del regime; lo stesso vale per l’anno di inizio dell’attività.

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