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A Piazza Affari 2011 amaro, giù del 25%

di Federico De Rosa

MILANO — Tempo di bilanci per Piazza Affari. Bilanci amari, per il secondo anno consecutivo falcidiati dalla tempesta perfetta che ha fatto macerie a Palazzo Mezzanotte, portando via quasi 100 miliardi di euro di capitalizzazione e più di 25 punti percentuali all'indice Ftse-Mib. Milano non è certo l'unica a dover fare i conti con la crisi, ma rispetto a Londra o Francoforte, in calo rispettivamente del l'8,3% e del 15,5%, ha pagato un conto più salato. Colpa, mai come quest'anno, del peso schiacciante delle banche sull'indice principale. Banche che archiviano il 2011 con cali anche superiori al 60%.
La foto scattata da Borsa Italiana sull'anno che si sta per concludere restituisce il ritratto fedele di un mercato in cui l'azionario appare sempre più in difficoltà. Sono diminuite le società quotate, passate a 328 dalle 332 del 2010, e con esse la capitalizzazione che è scesa a 333,3 miliardi di euro ovvero il 20,7% del Pil, contro il 27% dell'anno prima. A provocare il calo del valore di Piazza Affari è stata ovviamente anche la performance delle quotate. Tra le 40 blue chips del Ftse-Mib solo cinque hanno chiuso l'anno in positivo: Lottomatica (+22,06%), Impregilo (+9,18%), Pirelli & C. (+8,3%), Campari (+4,27%) ed Enel Green Power (2,18%). Non ci sono banche, che invece si trovano compatte in fondo alla classifica. Tra i cinque peggiori titoli dell'anno quattro sono bancari. Si tratta di Banca Montepaschi (-63,8%), Bpm (-62,83%), Banco Popolare (-57,49%) e Unicredit (-55,64%) che è anche risultato il titolo più scambiato del 2011 con 7,3 milioni di contratti.
Segno che, a prescindere dalle performance, l'attenzione degli operatori è rimasta alta. Lo conferma anche il primato raggiunto da Piazza Affari come Borsa più liquida d'Europa con una «turnover velocity», velocità degli scambi, del 190,3%. Non è tuttavia l'unico record. Gli altri mercati gestiti da Piazza Affari, come il Mot e l'Idem, o i prodotti alternativi alle azioni tipo gli Eft o gli Etc, quest'anno hanno registrato un vero e proprio boom con scambi record per 85,2 miliardi di euro di controvalore e 128 nuove emissioni. Più in generale il mercato del reddito fisso, concentrato nel Mot, ha visto aumentare il numero di strumenti quotati dai 723 del 2010 a 821, ma soprattutto il numero di contratti che ha toccato il record storico con 4,6 milioni, il 18,9% in più dell'anno scorso, anche se il controvalore è sceso a 200 miliardi di euro. Primato anche per gli scambi sull'Idem, dove vengono trattati future e derivati, con un incremento del 7,8%, il terzo consecutivo negli ultimi tre anni.
Si tratta, tuttavia, ancora di una nicchia, sebbene in continua crescita, della Borsa. Che, va detto, la crisi non l'ha subita passivamente. L'amministratore delegato, Raffaele Jerusalmi, ha continuato a spingere sulla macchina del marketing portando in giro per il mondo le migliori società del listino. Nel 2011 Borsa Italiana ha organizzato 1.500 incontri con oltre 300 investitori istituzionali esteri. I quali se da un lato hanno potuto conoscere da vicino il listino milanese, dall'altra sono rimasti un po' a bocca asciutta in quanto a nuove opportunità. Il 2011, come era già accaduto nel 2010, Piazza Affari è stata infatti piuttosto avara di matricole: sul listino principale l'unico debutto è stato quello di Ferragamo, mentre nei segmenti specializzati c'è stato più movimento con nove Ipo tra Aim Italia, Mac e Miv. Non sono mancate comunque le occasioni. Figlie della crisi. Che ha reso necessario per diverse società chiedere risorse al mercato. Nel 2011 ci sono stati 19 aumenti di capitale per complessivi 12,5 miliardi di euro, quasi il doppio del 2010, a cui vanno sommati i 13,1 miliardi raccolti da società già quotate o di nuova ammissione. E i 4,3 miliardi distribuiti con 13 Opa.
 

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