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A ottobre produzione in calo del 6,2%

Non si arresta la caduta della produzione industriale, zavorrata da una domanda asfittica in tutta l’eurozona e in Italia in particolare. A ottobre il calo certificato dall’Istat è stato del 6,2% rispetto a 12 mesi prima. Un dato che porta la media gennaio-ottobre a -6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Per ritrovare un dato positivo bisogna risalire di quattordici mesi, ad agosto 2011.
Su base mensile la riduzione è stata dell’1,1% ma per novembre il Centro studi di Confindustria stima un ulteriore calo dello 0,6%, come lascia facilmente presagire la componente produzione del Pmi manifatturiero pubblicato nei giorni scorsi, scesa di quasi un punto a novembre, a 43,8.
Guardare all’indietro rischia di essere quasi un esercizio di masochismo: dal picco massimo di attività, nell’aprile 2008, ci separano ormai non solo quasi 25 punti percentuali (un quarto dell’indice) ma anche 54 mesi, quattro anni e mezzo.
Forse è meglio non pensarci più e guardare al futuro. Ma è bene sapere che per l’ultimo trimestre dell’anno, è ancora la stima del CsC, la variazione negativa già acquisita è del 2%, la sesta consecutiva con il segno meno.
Solo i prodotti chimici e (+1,1%) e gli alimentari (+0,4%) hanno mantenuto un modesto segno positivo. Ma le buone notizie si fermano qui. Il confronto diventa comunque negativo se si guarda alla media dall’inizio dell’anno.
Per tutti gli altri settori le riduzioni dell’attività sono pesanti: si va dal -3,9% dei prodotti petroliferi al -14,7% degli articoli in gomma e materie plastiche. Perdite vicine o superiori al 10% hanno colpito anche il tessile-abbigliamento, il settore legno, carta e stampa, e le apparecchiature elettriche.
In generale, spiega l’Istat, sull’indice è stato positivo il contributo della produzione di beni strumentali, ma non abbastanza da compensare il pesante calo dei beni intermedi e della voce energia, segni inequivocabili di un diffuso rallentamento dell’attività industriale.
I prossimi mesi saranno ancora di sofferenza, probabilmente resa ancora più acuta dal precipare della situazione politica. L’indicatore Pmi degli ordini, già in recessione da giugno, ha toccato i minimi degli ultimi tre mesi a causa di un ulteriore peggioramento degli ordini interni ma soprattutto ha messo a nudo la debolezza della domanda dall’estero, soprattutto da Francia e Germania che restano i nostri principali partner commerciali. Un quadro che conferma ancora una volta la sofferenza dei settori con una proiezione internazionale limitata alla zona euro. Chi invece esporta nelle aree a più alta crescita, fa notare l’ufficio studi Ucimu (macchine utensili) anche l’anno prossimo potrà contare su un contributo importante della domanda extra-Ue.
«Chi sopravvive – sottolinea Claudio Andrea Gemme, pressidente dell’Anie – lo fa perché cerca nuove rotte commerciali al di fuori dei confini europei, sacrificando i margini. Ma è una situazione però insostenibile nel lungo periodo».

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