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A Nomura 360 milioni così Mps archivia lo scandalo derivati

Dopo sei anni Mps chiude la pagina forse più brutta dei suoi 543 anni di storia. E chiude in anticipo l’operazione Alexandria, versando alla controparte Nomura 359 milioni, con uno sconto del 45% rispetto ai 799 milioni del valore stimato.
Il congegno finanziario in questione nacque nel 2009 per nascondere 220 milioni di perdite da quel bilancio, tra i più criticati della gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni; ne è costati molti di più negli anni fin qui, e ha deprivato la banca senese delle cedole su 3 miliardi di euro di Btp, vincolandola a finanziare – quasi gratis – la controparte Nomura fino a 2 miliardi per un trentennio. Quattro anni fa, quando il “costo Italia” era alle stelle, Alexandria costrinse Mps a chiedere alla Banca d’Italia un prestito ponte da 2 miliardi per non chiudere baracca.
Dopo mesi di trattative, e un diktat molto esplicito della Bce sull’opportunità di estinguere «entro il 26 luglio 2015» quel ganglio di prestiti, derivati e titoli di Stato, i legali del Monte e quelli di Nomura hanno trovato l’accordo. Chiudono i contratti con un complesso saldo delle pendenze economiche, e smettono di sfidarsi in sede civile (Mps il 1° marzo 2013 incluse Nomura nella richiesta danni da 1,14 miliardi a Firenze, in solido con Mussari e Vigni, mentre i giapponesi lo stesso giorno aprivano un procedimento a Londra per rivendicare correttezza e validità di quel contratto. A quanto risulta, l’intesa siglata contiene alcune clausole “tombali”, simili a quelle della transazione per l’analogo derivato Santorini fatta mesi fa con Deutsche Bank (per cui Mps ottenne identico sconto del 45% sui valori di mercato), tali per cui nessuna pretesa in sede civile potrà più essere esperita. Nemmeno quelle che dovessero palesarsi nel processo penale su Alexandria che inizia il 12 ottobre a Milano contro gli ex manager Mps e Nomura, per falso in bilancio e manipolazione del mercato proprio.
Nel dettaglio, applicando «una metodologia di pricing condivisa», Nomura restituisce i Btp a Mps, e la linea di liquidità a lungo termine ( per cui viene «ristorata» per 188 milioni). E Mps si riprende i soldi e le cedole su quei Btp (che rimpingueranno per 40 milioni l’anno il margine di intersse della banca fino al 2034), smontando i derivati che le scambiavano con tassi a breve. «Sono soddisfatto di aver chiuso l’ultima operazione problematica della precedente gestione – ha detto l’ad Fabrizio Viola – . In due anni abbiamo chiuso 600 milioni di costi del passato, ora guardiamo avanti con più tranquillità verso il rilancio ». La transazione avrà impatto positivo di 56 punti base sul patrimonio Mps, e di 500 milioni sulla liquidità. Sul profilo di rischio però le cose non cambiano: i Btp da 3,05 sono scesi a 2,6 miliardi nominali, ma la durata è più lunga: e ogni punto base in più di spread Btp-Bund la riserva Afs peggiora di 14 milioni. Sul conto economico invece l’una tantum negativa è 88 milioni, che dimezzano l’utile di giugno: ma il cfo Bernardo Mingrone ha confermato le stime di un 2015 in nero. Quanto a Nomura, che avrà impatti negativi sui conti per 287 milioni di dollari, ha detto: «Le transazioni furono da noi condotte in modo legale e corretto, ma vista la posizione delle autorità finanziarie europee e i consigli di esperti, la banca ha ritenuto di transare nel suo migliore interesse». A Milano Mps è salita del 4,4%, a Tokyo Nomura ha perso il 3,7%.
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