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A Mirafiori mini-suv e Mito

di Marco Ferrando

A Mirafiori resta la Mito e arriva il Suv a marchio Jeep. Ma probabilmente non quello «midsize» previsto in partenza, bensì – stando alla ricostruzione, più che plausibile, di Automotive news – una versione più piccola, equivalente all'attuale Fiat Sedici, destinata a essere venduta in Europa ed eventualmente anche negli Usa. Dunque per la fabbrica torinese cambiano i piani di produzione e, soprattutto, i tempi: la nuova linea dei suv inizierà a sfornare le vetture nella seconda metà del 2013, vale a dire un anno dopo rispetto alla tabella di marcia prevista in precedenza e oggetto del referendum di gennaio.

Per l'ad Fiat, Sergio Marchionne, «è un passo importante nei nostri piani di rinnovo del sistema produttivo in Italia: questa architettura avanzata ci permetterà di disporre delle più aggiornate piattaforme e di beneficiare a pieno della completa offerta di motori e trasmissioni di Fiat e Chrysler». Da Mirafiori «usciranno «oltre mille vetture al giorno, non di più solamente per rispettare i limiti della verniciatura», ha detto Marchionne, che ha confermato l'investimento «più o meno» di un miliardo sul sito che diventerà la fabbrica italiana delle auto a marchio Jeep.

Dal punto di vista industriale, per la fabbrica e l'indotto il bicchiere mezzo pieno è nell'aver scongiurato l'ipotesi citycar, la più magra in termini di commesse per i fornitori e di ricadute tecnologiche: le prime stime elaborate nelle scorse settimane prefiguravano infatti acquisti per mezzo miliardo l'anno a fronte di una produzione di 250mila vetture. Il nuovo piano a base di baby-suv e Mito confermerebbe il ruolo centrale di Mirafiori nelle vetture medio-piccole, dove il Lingotto è di casa e dove i riscontri di mercato sembrano più sicuri. Sfumando invece l'ipotesi del grande suv Jeep (ed eventualmente Alfa Romeo) formulata in partenza, l'indotto dovrà fare a meno di ricadute in termini di commesse per 1,7 miliardi, ma va detto che da subito lo scenario era parso poco credibile ai fornitori, perché avrebbe significato produrre auto in Italia da vendere soprattutto negli Usa per di più a fronte di un cambio dollaro/euro sbilanciato a favore di quest'ultimo.

Se dagli scenari futuri si passa alla situazione presente, il quadro assume però tonalità decisamente più cupe. Al momento a Mirafiori si producono solo tre vetture (Idea, Musa e Mito) e gli operai sono in cassa da due a tre settimane al mese. Rispetto al 2010, quando i modelli erano cinque (c'erano anche Multipla e Punto) la situazione è peggiorata, e il 2012 si preannuncia ancora più delicato: con l'esaurimento di Idea e Musa e ancora senza suv, nella fabbrica si lavorerà solo sulla piccola dell'Alfa, dunque le auto prodotte non potranno essere più di 40-50mila, un quarto delle 172mila sfornate nel 2009 e meno della metà delle 124mila del 2010.

Una situazione che inevitabilmente pesa sul clima dello stabilimento. Ieri sempre a Mirafiori si è inaugurato il campus del Politecnico di Torino e il ministro Renato Brunetta ha firmato un'intesa con Fiat per l'accesso ai servizi online delle Pa direttamente dalla fabbrica, ma ai cancelli si respirava un clima tutt'altro che positivo; e tra gli operai c'è anche chi sostiene che, cambiate le condizioni rispetto a quanto previsto a gennaio, vada anche ripetuto il referendum; tuttavia – rimasti immutati gli impegni per gli investimenti, la salvaguardia del posto di lavoro dei 5.500 addetti e l'obiettivo di produzione di 250mila vetture l'anno – pare un'ipotesi al momento da escludere.

Sempre ieri, Fiat ha annunciato che dall'inizio del 2013 nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino) sarà prodotto il motore benzina turbo a iniezione diretta per il marchio Alfa Romeo, un propulsore 1.8 con una potenza massima fino a 300 cavalli da alcuni anni in attesa di collocazione: «È un passo fondamentale nel nostro impegno per riposizionare il marchio Alfa per la distribuzione globale», ha commentato Harald Wester, responsabile del marchio Alfa: «L'introduzione del marchio negli Usa dal 2013 rimane il nostro obiettivo primario».

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