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A Milano effetto liquidità

Prima la Bce, che ha annunciato acquisti illimitati di bond a 1-3 anni dei Paesi periferici europei per tenere sotto controllo gli spread. Poi la Corte costituzionale tedesca, che ha dato il via libera al Fondo salvastati Esm. Infine la Fed, che ha lanciato il terzo programma di Quantitative easing e ha anticipato che i tassi resteranno “eccezionalmente bassi” fino a metà 2015.
Negli ultimi dieci giorni è stata fornita ai mercati finanziari occidentali una straordinaria dose di liquidità, una “droga” necessaria per sostenerli in un periodo che vede continuare (probabilmente a lungo) la debolezza sul fronte macroeconomico.
Certo, in queste condizioni non possiamo parlare di ripresa sana, duratura e convincente delle Borse. La ripresa però c’è, lo abbiamo visto nelle ultime sedute. Artificiale, condizionata dal denaro immesso nel corpo malato della macroeconomia globale. Ma c’è. E l’Europa in generale, con Piazza degli Affari in particolare, è l’area geografica che può trarre maggiori vantaggi – in termini di potenziali guadagni – da questo periodo di grazia dei mercati.
Come approfittarne nel migliore dei modi? E fino a quando potrà durare il rialzo? Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e animatore del sito wwww.cicliemercati.it, ricorda che situazioni del genere sui mercati – caratterizzate da un improvviso cambiamento dei riferimenti generali – si sviluppano secondo uno schema abbastanza usuale. «La reazione immediata dei gestori malposizionati – spiega –, messi sotto accusa dai clienti perchè scarichi di azioni mentre le Borse salgono, è di approfittare della prima correzione per acquistare di azioni. Questo è un movimento che usualmente si sviluppa in una manciata di sedute, una o due settimane al massimo. Così si raggiungono nuovi massimi e l’euforia cresce».
Poi di solito, continua Caruso, «arriva un secondo ribasso più “cattivo”, attorno al 5-10%, ma anche in questo caso si compra (o si resiste) e si migliorano i massimi. Infine, dopo qualche tempo, quando la grande maggioranza dei gestori è “lunga” sull’azionario alla prima notizia cattiva (e nel 2013 non mancheranno certo) vi è una forte caduta dei listini, ma a questo punto è difficile anche uscire». E quindi? «E quindi vedremo – risponde il gestore –, ma questo è uno schema che tipicamente si sviluppa su qualche mese e che si ripropone in questi casi».
Tutto ciò, declinato sulla Borsa italiana, può significare che il Ftse Mib, dopo aver raggiunto quota 17.000 nelle prossime 5-10 sedute, ripieghi per poi ripartire verso 17.500-18.000 entro ottobre e, dopo una correzione del 5-10%, prenda successivamente spunto per un rally di fine anno (che dovrebbe coinvolgere fra novembre e fine dicembre-inizio gennaio tutti i listini) che nelle prime settimane del 2013 potrebbe spingerlo fin verso nuovi top a 20.000-21.000.
Quello che accadrà dopo è tutto da vedere, anche perché molto dipenderà dall’evoluzione dei dati macroeconomici globali, dagli sviluppi della crisi dell’euro (in particolare dalla situazione greca, oltre che dalle eventuali richieste di aiuto di Spagna e Italia) e, quindi, dalla risposta dell’economia reale alle iniziative pro-cicliche messe in campo dalle banche centrali.
La cautela per il 2013 è d’obbligo, anche perchè i segnali che ci vengono dal mondo reale non sono certo a favore di una rapida uscita dalla crisi. Ma questi sono evoluzioni che comprenderemo solo vivendole.
Per ora la cosa interessante è cercare di capire quali sono i settori che, a Piazza Affari, reagiranno meglio nel breve dopo le ultime mosse della Bce e della Fed. A parte le banche, un tema sviluppato nell’articolo a fianco, comparti certamente interessanti per le prossime settimane – secondo una nota di Websim – saranno il Risparmio Gestito («amplificano i movimenti dell’indice e, grazie alle commissioni di performance, si avvantaggiano dei rimbalzi del listino»), le Assicurazioni («grandi detentrici di bond governativi, reagiscono bene al restringimento dello spread Btp/Bund ed alla discesa dei Credit default swap»), le Materie Prime («le aspettative di accelerazione dell’economia dovrebbero far salire tutti i prezzi delle commodities») e le Utility («società molto indebitate, quindi favorite dai tassi bassi, e spesso con alti dividendi»).

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