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A maggio 63mila occupati in meno

Il tasso di disoccupazione a maggio resta invariato al 12,4%, e, sull’anno, scende, di 0,2 punti percentuali. Il numero di occupati, in un mese, si riduce di 63mila unità (un passo indietro dopo l’impennata dei 159mila, poi ricorretti in 131mila, posti in più registrati ad aprile), ma, nel confronto tendenziale, l’occupazione rimane positiva di 60mila unità.
Ci sono 59mila disoccupati in meno (rispetto a maggio 2014), soprattutto donne e giovani (in un mese gli under25 senza un impiego calano di 20mila unità – anche se il tasso di disoccupazione giovanile resta elevatissimo, al 41,5%). Dopo quattro mesi di contrazione consecutiva, torna, però, ad aumentare il numero di inattivi (+36mila persone su aprile), a testimonianza di un andamento estremamente altalenante del mercato del lavoro (a disoccupazione invariata a maggio, i 63mila occupati in meno sono andati, in larga parte, ad implementare direttamente il bacino degli scoraggiati).
La fotografia sul lavoro scattata ieri dall’Istat conferma una situazione in grande affanno. L’occupazione giovanile arretra a maggio del 2,8% (-26mila unità); e cresce il numero di inattivi (+43mila under25 rispetto ad aprile). Nell’area euro l’Italia arranca: il tasso di disoccupazione Ue a maggio, certificato da Eurostat, rimane fermo all’11,1%, il dato più basso da marzo 2012 (il nostro 12,4% è quindi superiore di oltre un punto). La performance migliore è della Germania, che vanta un tasso di senza lavoro al 4,7 per cento. Nell’area euro il tasso di disoccupazione giovanile, sempre a maggio, è al 22,1%; l’Italia, con il 41,5%, è al quart’ultimo posto, peggio di noi fanno Grecia, Spagna e Croazia (mentre ai primi posti ci sono Germania, Danimarca e Austria). Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, la situazione italiana «non è ancora stabilizzata; permangono elementi di problematicità. Ma i segnali positivi ci sono, come il maggior utilizzo dei contratti a tempo indeterminato e la diminuzione della richiesta di cassa integrazione da parte delle imprese. Per cui, bisogna continuare con le riforme, e sostenere così le condizioni per la ripresa».
Nel periodo marzo-maggio, rispetto ai tre mesi precedenti, il quadro è un po’ meno opaco: il tasso di occupazione risulta in crescita (+0,1 punti percentuali); l’inattività è in calo (-0,2 punti); e il tasso di disoccupazione è in leggero aumento (+0,1 punti). Ma per gli under25 la situazione si conferma delicata: negli ultimi tre mesi, l’occupazione resta invariata, diminuisce l’inattività, ma aumenta la disoccupazione (ciò significa che qualche ragazzo si rimette in cerca di un impiego, senza però trovarlo – in questo «Garanzia giovani» non sta funzionando).
Gli esperti consigliano cautela: «Ad aprile il forte incremento degli occupati può spiegarsi come un’anticipazione delle assunzioni incentivate e con le nuove regole del Jobs act in vigore – spiega l’economista del Lavoro, Carlo Dell’Aringa -. Ma per tornare ai livelli pre-crisi occorre una crescita annua del Pil di almeno due punti percentuali, per una serie di anni. La strada è lunga». La decontribuzione varata con la legge di Stabilità sta favorendo le trasformazioni dei rapporti precari in stabili: per questo «va prorogata anche nel 2016 – sottolinea Marco Leonardi, economista alla Statale di Milano -. Certo, andrà tarata alle esigenze, anche finanziarie. E bisognerà pensare a regole che evitino eventuali comportamenti opportunistici».
Per i sindacati il calo degli occupati e l’aumento degli inattivi «sono segnali preoccupanti», visto che lo zoccolo duro della disoccupazione non arretra. «Aspettiamo i dati di giugno 2015 per avere un quadro un po’ più completo», avverte Cesare Damiano (Pd). Non c’è dubbio però che «il governo debba puntare sulla crescita», aggiunge Maurizio Sacconi (Ap), e quindi «deve semplificare le norme e incentivare la produttività».

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