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A Madrid una manovra da 40 miliardi

Il Governo spagnolo ha approvato ieri il progetto di bilancio per il 2013 che dovrà ora essere presentato in Parlamento e spiegato nei dettagli. La manovra nel complesso vale quasi 40 miliardi di euro ed è composta per il 58% da tagli alla spesa e per il restante 42% da aumenti delle entrate. «Questa è una Finanziaria di crisi, che ha l’obiettivo di aiutare il nostro Paese a emergere dalla crisi», ha detto la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria.
Assieme al budget il Governo ha elencato una serie di riforme «necessarie per rilanciare l’economia», interventi articolati in 43 nuove leggi e concordati da tempo con l’Unione europea – se non addirittura imposti da Bruxelles – in vista di una possibile salvataggio internazionale: primo, una serie di liberalizzazioni, a cominciare dal mercato del lavoro; secondo, la creazione di authority indipendente di controllo della spesa pubblica e di verifica del raggiungimento degli obiettivi di risanamento fissati, in altri termini un organismo di controllo sulla spesa delle Regioni autonome; terzo, prima della fine dell’anno una ulteriore modifica strutturale del sistema delle pensioni per anticipare l’innalzamento dell’età pensionabile che secondo le regole in vigore oggi dovrebbe passare da 65 a 67 anni in modo graduale per entrare a regime solo tra 15 anni.
Il premier Mariano Rajoy, in viaggio negli Stati Uniti, ha lasciato la responsabilità di spiegare le mosse del suo Governo ai ministri economici e alla fedelissima, Saenz de Santamaria. La Borsa di Madrid ha avuto reazioni altalenanti di fronte agli annunci chiudendo come aveva aperto, mentre lo spread tra i rendimenti dei bonos spagnoli e i titoli decennali tedeschi sono scesi ieri di 12 punti base con i tassi spagnoli comunque sopra il 6 per cento.
La riduzione della spesa prevede tagli in media dell’8,9% ai budget dei ministeri, con una stretta particolare alle disponibilità dell’Agricoltura, dell’Industria e dell’Istruzione, ridotta di oltre il 20 per cento. Per il terzo anno consecutivo restano congelati gli stipendi dei dipendenti pubblici che già erano stati decurtati del 5% dal Governo socialista di José Luis Zapatero. Nel pubblico impiego viene inoltre bloccato il turnover, con la sostituzione di un solo lavoratore su dieci. Sui costi in forte crescita legati ai sussidi di disoccupazione, con 5,7 milioni di senza lavoro, il ministro del Bilancio Cristobal Montoro si è limitato ad assicurare che «sono sotto controllo». La spesa per la previdenza salirà del 4,9%, anche perché le pensioni verranno ritoccate al rialzo dell’1%, comunque non abbastanza da recuperare il potere d’acquisto con l’inflazione sopra il 3 per cento: l’ennesima sconfitta per Rajoy, costretto a limitare anche le pensioni anticipate.
Nel complesso la spesa del Governo centrale sarà tagliata del 7,3%, mentre le entrate dovrebbero aumentare del 4% soprattutto grazie all’incremento dell’aliquota Iva che da questo mese è passata dal 18 al 21 per cento. Ma la spesa per interessi salirà a 38,6 miliardi, una cifra pari all’intera manovra.
«Madrid ha compiuto un grande passo avanti per ampliare e approfondire le riforme strutturali», ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, lodando in particolare lo sforzo per dare flessibilità al mercato del lavoro. Le perplessità sugli annunci fatti ieri derivano tuttavia dalle basi stesse utilizzate per programmare il risanamento: il Governo ha lasciato invariate le stime di crescita, indicando per quest’anno una contrazione del Pil pari all’1,5% e dello 0,5% per l’anno prossimo: «Sono previsioni irrealistiche perché presuppongono un cambiamento improvviso e impossibile nell’economia spagnola. La recessione è dovuta a problemi interni e non vedo come Madrid possa risolverli in pochi mesi», dice Fabio Fois di Barclays, aggiungendo che sulla base di previsioni errate anche gli obiettivi di deficit sono destinati a saltare. Per Barclays la Spagna, che ha concordato con la Ue per il 2012 un deficit pari al 6,3% del Pil, chiuderà l’anno al 7% per scendere nel 2013 solo al 5%, mancando il target di almeno un punto percentuale.
L’ennesima manovra di tagli e tasse è stata approvata dal Governo conservatore mentre nel Paese sta prendendo forza la protesta di piazza contro il rigore e l’austerity. E mentre le Regioni sono arrivate allo scontro aperto con lo Stato chiedendo di modificare il patto fiscale: ieri il Parlamento della Catalogna ha approvato a larga maggioranza una risoluzione per promuovere il referendum sull’autodeterminazione voluto dal governatore Artur Mas.
Il Governo Rajoy, nonostante gli annunci, sembra sempre più in difficoltà ma ancora non si arrende e per il momento non intende chiedere l’intervento dell’Unione europea, trovando in questa resistenza il sostegno della Germania: «Non abbiamo ancora deciso se fare ricorso ai programmi di aiuto internazionale, come lo scudo anti-spread», ha ribadito il ministro spagnolo dell’Economia, Luis De Guindos.

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