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A Madrid torna la paura Rajoy: “Ormai è a rischio il nostro accesso ai mercati”

È il viale dove uno dietro l´altro sfilano i grandi palazzi delle sue banche piene di debiti e di segreti. Una scossa – quella greca – che ieri ha fatto schizzare lo spread dei Bonos oltre i 500 punti per la prima volta dal novembre dell´anno scorso. E costretto il presidente del governo, Mariano Rajoy, a lanciare il grido d´allarme: «Così non ce la facciamo più, rischiamo di restare tagliati fuori dai mercati del credito o di essere costretti a pagare tassi astronomici sui buoni del Tesoro». Il grido d´allarme di Rajoy ha avuto l´effetto di raffreddare un po´ la crisi, lo spread è un po´ sceso fino a 482, e i mercati hanno reagito alla presa di posizione del presidente spagnolo come se il suo grido fosse la prova che il governo riconosce quanto la situazione sia critica e, come ha detto lo stesso Rajoy, fosse già pronto a far tutto per salvare la Spagna.
Ma cosa in concreto? Colpisce della situazione spagnola il suo essere praticamente agli antipodi di quella greca: a novembre il paese ha votato, ha eletto un nuovo capo del governo che ha le mani completamente libere grazie alla maggioranza assoluta nel Parlamento; l´esecutivo di centro destra ha varato tagli al bilancio in ogni direzione, dalla Sanità all´Istruzione, al sistema pensionistico, rischiando l´esplosione della rivolta sociale (sindacati e “indignados”), ma senza fermarsi, almeno per ora, davanti al montare della protesta.
La realtà è che adesso la Spagna finisce nel tornado della crisi finanziaria scatenata dalle turbolenze greche più per le difficoltà delle sue banche che per il suo debito-paese che è molto inferiore, in relazione al Pil, di quello greco o di quello italiano. La Spagna diventa il punto di rottura in Europa perché il suo sistema bancario non ha assorbito lo scoppio della bolla immobiliare.
Era la Spagna del boom, quella che sorpassava l´Italia nel ranking delle maggiori potenze industriali, ma che aveva i piedi nell´argilla. Nell´edilizia a cui le banche continuavano a prestare soldi che non sono mai tornati indietro perché i nuovi agglomerati abitativi sono rimasti vuoti, invenduti. E soprattutto per questo che oggi i mercati non si fidano della Spagna. Né dei tentativi di risanamento del sistema bancario (tre in pochi mesi) già lanciati dal governo di Madrid. Anzi, secondo i mercati, i bilanci delle banche spagnole starebbero peggio di quel che sembra e, soprattutto, lo Stato non ha i fondi sufficienti per una eventuale operazione salvataggio. A meno che non lo soccorra Bruxelles. La Banca centrale europea. Per questo ieri, quando il differenziale tra i bonus di Madrid e i bond di Berlino toccava i massimi di cinque mesi fa – prima dei pesanti tagli dei Popolari – il grido di Rajoy era diretto all´Europa. Il presidente spagnolo è di quelli che non vogliono sporcarsi le mani nel dibattito “rigore o crescita”, con la Merkel o con Hollande. Preferisce non collocarsi, anche se a questo punto molti nel suo governo credono che le pressioni dei socialisti francesi sulla Germania potrebbero dare benefici anche alla Spagna. Lo stesso premier però ha osservato che l´uscita della Grecia dall´euro sarebbe un «grave errore» ed ha poi negato che in Europa si sta parlando di un piano di salvataggio per la Spagna.
Quello che chiede agli altri leader europei il presidente spagnolo è un compromesso “forte” a difesa dell´euro. Un messaggio convincente dell´Europa ai mercati, dicevano alla Moncloa, la sede della Presidenza.
Mentre Moody´s minaccia di declassare quasi tutte le banche spagnole, dopo averlo fatto con molte di quelle italiane, l´unico messaggio forte del governo conservatore di Rajoy sembra essere quello deciso l´altro ieri fra Draghi e il ministro dell´Economia, Luis de Guindos: la situazione reale delle banche spagnole sarà affidata ad una supervisione della Banca centrale europea diminuendo di fatto la sovranità dell´istituto centrale spagnolo, la Banca di Spagna. Una tutela generica ma, sperano a Madrid, utile a fermare la tormenta.

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