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A Madrid la ripresa si consolida

Da sei anni l’economia spagnola non cresceva a un ritmo così elevato. Nel secondo trimestre il Pil del Paese iberico è aumentato dello 0,5%, più del previsto e in netto contrasto con le altre grandi economie dell’Eurozona – Italia, Francia e anche Germania – che sembrano invece essere entrate in una fase di stallo.
Nel suo bollettino mensile la Banca centrale spagnola scrive che tra aprile e giugno «la ripresa è proseguita rafforzandosi in maniera graduale, in uno scenario nel quale le condizioni finanziarie del Paese hanno continuato a normalizzarsi, mentre sono migliorati i dati sull’occupazione e la fiducia». Anche in Borsa con l’Ibex-35 che ha guadagnato il 32% negli ultimi 12 mesi.
La Spagna uscita da due anni di recessione nella seconda metà del 2013 e con quattro trimestri consecutivi in progresso sembra essere l’economia dell’Eurozona che si sta riprendendo con maggiore velocità. Secondo la Banca centrale nel confronto rispetto al secondo trimestre dell’anno passato l’economia iberica è cresciuta dell’1,1 per cento. «Il modello produttivo spagnolo è cambiato, la svalutazione interna ha portato indubbi vantaggi di costo e maggiore competitività», dice Rafael Pampillo, professore della IE Business School di Madrid.
Nella ripresa spagnola fin qui tutta trainata dalle esportazioni – che comunque pesano per lo 0,2% sulla variazione dello 0,5% anticipata ieri – la crescita aggiuntiva e meno prevedibile è venuta, nel secondo trimestre, dai consumi delle famiglie e dagli investimenti. «Si conferma il rafforzamento della ripresa con una crescita sostenibile perché dovuta in larga parte agli investimenti delle imprese industriali in capacità produttiva», spiega Miguel Cardoso Lecourtois, capo-economista del Banco Bilbao a Madrid.
Quest’anno si potrebbe avere inoltre un incremento dell’occupazione. «Si stima un aumento netto dell’occupazione, per il terzo trimestre consecutivo, che porterebbe un ritorno a un tasso annuale positivo, vicino allo 0,4%, per la prima volta dal 2008». Con un ulteriore progressione dell’1,4% per il 2015 e come risultato della moderazione salariale ancora in atto oltre che del livello di flessibilità raggiunto dal mercato del lavoro. Anche se in Spagna il tasso di disoccupazione resta e resterà vicino al 25% anche nel prossimo biennio.
Dopo il crack di Lehman del 2008, dopo le tensioni sul debito nell’Eurozona, dopo il crollo del settore immobiliare e le conseguenti, pesanti difficoltà delle sue casse di risparmio, la Spagna potrebbe aver voltato pagina, come ha sottolineato anche il Fondo monetario internazionale.
La Banca di Spagna ha rivisto al rialzo anche le stime sulla crescita dell’intero 2014 e del 2015: il Pil iberico dovrebbe aumentare dell’1,3% quest’anno (un decimo più della previsione precedente) e del 2% l’anno prossimo (contro un dato che fino a ieri era fermo all’1,7%). «La crescita nel 2015 «rifletterà un’evoluzione dell’attività economica e dei livelli di occupazione più favorevoli di quanto avessimo previsto, ma potrà sfruttare anche gli effetti della riforma fiscale annunciata dal governo, in un contesto di continuo miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari e di riduzione dell’incertezza collegata». I rendimenti sui titoli decennali del debito che nel 2012 erano saliti sopra il 7% sono scesi ieri al 2,55%, il minimo dall’introduzione dell’euro.

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