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A Lisbona tassi da default

di Luca Veronese

Continua la lenta discesa del Portogallo verso il default. Un nuovo pacchetto di aiuti internazionali (dopo i 78 miliardi dello scorso maggio) sembra ormai inevitabile e i mercati ormai scommettono con decisione su una ristrutturazione del debito che coinvolgerà in modo significativo le banche: per gli investitori il destino di Lisbona è segnato e basta guardare a quanto successo ad Atene per capire cosa succederà nei prossimi mesi.
Ieri il rendimento sui titoli decennali del debito portoghese è salito fino al 17,25%, dieci punti in più rispetto a quella che nell'Eurozona è considerata la soglia del non ritorno, il limite oltre il quale un Paese è ormai destinato alla bancarotta. Il differenziale rispetto ai bund tedeschi con la stessa scadenza si è allargato fino a toccare il 15,45 per cento. I tassi sui titoli a cinque anni sono balzati al 23,35%, un livello mai raggiunto nei dodici anni di euro. E per i bond con scadenza a due anni i rendimenti sono arrivati al anche al 21,47% con un incremento di oltre 200 punti in un solo giorno.
L'inversione delle curve dei rendimenti evidenzia i timori per l'avvicinarsi della bancarotta che si sono manifestati soprattutto dopo che due settimane fa anche Standard & Poor's, come avevano fatto anche Moody's e Fitch, ha abbassato il giudizio sul debito lusitano sotto il livello junk, spazzatura. Ieri solo l'intervento della Bce sul secondario – come hanno confermato all'agenzia Bloomberg tre fonti vicine all'Eurotower – ha evitato che la situazione diventasse ancora più grave.
«Il coinvolgimento del settore privato in qualche genere di rinegoziazione del debito portoghese è un evento considerato molto probabile», dice Jim Cielinski, di Threadneedle Asset Management, da Londra. «La preoccupazione del mercato è che la soluzione che si dovrà raggiungere sulla Grecia possa diventare un modello da seguire anche per le difficoltà che stanno attraversando altri Paesi, a cominciare dal Portogallo», spiega Gary Jenkins, di Swordfish Research. Già si comincia a stimare l'entità del «prossimo inevitabile» haircut: se per la Grecia si discute di un haircut vicino al 70%, in Portogallo gli analisti indicano un «livello minimo del 30-40% per il taglio del valore nominale dei titoli pubblici».
I credit default swap su Lisbona sono ai massimi di sempre: il Portogallo è secondo solo alla Grecia nel mondo per costi di assicurazione contro la bancarotta. A seguire nel rischio di bancarotta ci sono Venezuela e Ucraina. Coprire per cinque anni contro il rischio default dieci milioni di euro, in titoli emessi dal Tesoro portoghese, costa 4,25 milioni all'inizio del contratto, ai quali si devono aggiungere 100mila euro all'anno. Un valore che implica una probabilità di default per Lisbona superiore al 72 per cento.
Il Portogallo è in recessione: dopo dieci anni di crescita molto lenta, nel 2012 il Fondo monetario prevede una contrazione del Pil intorno al 3%, ma il crollo dell'economia potrebbe essere anche più pesante, quasi del 4% nelle stime degli esperti di Barclays Capital. Ha un debito pubblico pari al 116% del Pil e nel 2011 è riuscito a centrare l'obiettivo di deficit al 5,9% concordato con Bruxelles e con l'Fmi, ma lo ha fatto con una manovra straordinaria che ha trasferito i fondi pensione del settore bancario al sistema previdenziale nazionale.
«Se per ragioni esterne che non hanno a che vedere con l'impegno del Governo a rispettare i programmi, il Portogallo non sarà in condizioni di tornare sul mercato nel 2013 come previsto, il Fondo monetario e l'Unione europea continueranno a sostenerci», ha detto il premier Pedro Passos Coelho dopo aver a lungo negato la necessità di un nuovo salvataggio internazionale.

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