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A due facce l’attesa asta dei Btp

L'asta dei Btp era attesa con ansia dal mercato. Doveva essere la controprova che il mercato dava fiducia all'Italia, dopo il buon esito dell'asta Bot di martedì. L'esito è stato a due facce. Le vendite sono andate complessivamente bene con domande totali per 5,1 mld a fronte di un'offerta di 2,965 (l'ipotesi iniziale era di porre sul mercato 8 mld, ma l'attuale situazione ha indotto il tesoro a ridurre l'emissione). Ma sulle aste hanno pesato i tassi più alti, anche rispetto alle previsioni. E questo fatto, che inizialmente ha spiazzato gli operatori, ha poi influito negativamente sulla borsa, perché ha penalizzato in modo pesante i bancari (le banche sono i principali acquirenti delle obbligazioni) e quindi il listino.

Nel dettaglio, il tesoro ha collocato 2,965 miliardi di euro di Btp con scadenze a 15 e 5 anni. Il rendimento degli 1,716 miliardi di euro di titoli a 15 anni è stato fissato al 5,90%, il massimo dal lancio dell'euro, mentre quello degli 1,25 miliardi di euro a 5 anni è stato fissato al 4,93%, il top dal giugno 2008. La domanda per i titoli a 15 anni è stata di 2,6 miliardi di euro, quella per i titoli a 5 anni di 2,5 miliardi di euro. L'asta ha finito per influenzare anche il rapporto tra il Btp e il bund tedesco. Partito in mattinata con 280 punti base di differenza, il Btp prima è migliorato a 276 punti, ma è poi peggiorato, ritoccando quota 300 punti base in tarda mattinata, per poi scendere, ma di poco, nel pomeriggio.

Ma è il mercato nel suo complesso a restare nervoso e mutevole a ogni stormire di fronde. Il nodo centrale e tuttora irrisolto resta quello della Grecia. Fino a quando Bce e Fmi, al di là delle prese di posizione e del sostegno verbale, non avranno dato risposte concrete su questo nodo, il mercato resterà volatile, erratico e pronto a colpire ogni paese periferico che desti il fianco a possibili attacchi. Se poi si aggiungono le incertezze sulle prospettive del bilancio americano, che rischia anch'esso il default se non arriverà un accordo tra Casa Bianca e repubblicani per un taglio alle spese, entro la fine del mese, si capisce come la turbolenza dei mercati sia destinata a durare ancora a lungo.

Un ulteriore segnale di incertezza europea è venuto ieri dalla decisione di non tenere un vertice straordinario dei capi di stato e di governo per fare il punto sugli aiuti alla Grecia. A frenare, ancora una volta, la Germania. Una fonte ha infatti sostenuto ieri che «l'idea del vertice straordinario», che si doveva tenere oggi a Bruxelles «sembra essere stata abbandonata, alcuni paesi sono ancora perplessi e non c'è stata alcuna accelerazione». Ieri il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha detto che i paesi dell'area euro non dovrebbero riunirsi in un summit d'emergenza fino a quando non saranno pronti ad approvare un accordo per risolvere la crisi della Grecia.

E i timori generalizzati sono stati fatti propri, sempre ieri dalla Bce, che, nel suo bollettino mensile, ha ribadito che «i timori di un contagio della crisi in altri paesi dell'area euro dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, continuano a pesare sul sentiment di mercato». La Banca centrale europea ha sostenuto che «a giugno c'è stato un significativo aumento dei flussi di investimenti verso asset rifugio e questo è principalmente dovuto all'incertezza sul programma di consolidamento della Grecia e sulle prospettive di ristrutturazione del debito ellenico». Per la Bce, «il debito-pil della Grecia salirà al 161% nel 2012, per poi iniziare a ridursi al 127% nel 2020», afferma il bollettino. Infine, la Bce ha previsto che l'intera area dell'euro registrerà un rallentamento nella seconda parte dell'anno. Non meno nervosa è la situazione degli Stati Uniti: se la Fed è pronta a immettere nuova liquidità per sostenere il rilancio dell'economia, è sempre acceso il confronto tra il presidente Barak Obama e i repubblicani sui tagli di bilancio per evitare il default.

Dopo il suo intervento alla camera, ieri il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha ribadito al senato che la Fed è pronta a varare nuovi stimoli, se la ripresa Usa resterà debole e che un default degli Stati Uniti (Moody's ha messo sotto osservazione il rating Usa per un possibile downgrade) «sarebbe come farsi del male con le proprie mani», visto che gli Stati Uniti si troverebbero di fronte a tassi d'interesse significativamente maggiori in caso di downgrade da parte delle agenzie di rating, che andrebbero ad aggiungersi al già alto deficit. Bernanke ha espresso anche apprezzamento per l'Italia, i cui conti sono assai migliori di quelli della Grecia e per le banche italiane. Dal canto suo, Obama è deciso a non mollare nella battaglia ostruzionistica dei repubblicani contro i tagli. Da giorni le discussioni vanno a rilento e l'avvicinarsi della scadenza del 2 agosto per alzare il tetto del debito pubblico potrebbe portare a una sessione extra di negoziati a Camp David nel fine settimana. La Casa Bianca ha però smentito le fonti che accreditavano un vertice a oltranza. Mercoledì sera, le trattative si erano interrotte bruscamente quando Obama aveva apostrofato duramente il capogruppo repubblicano alla camera, Eric Cantor, lasciando il tavolo.

In questo quadro non poteva mancare il punto di vista del Fondo monetario internazionale, per il quale la crescita mondiale «ha rallentato nel secondo trimestre» e la «vulnerabilità dell'economia globale è aumentata». Secondo il Fondo tuttavia, «il rallentamento dovrebbe essere temporaneo» e le prospettive per il 2011-2012 «rimangono largamente invariate rispetto al World economic outlook di aprile, sebbene con considerevoli differenze tra le varie economie». Il Fondo sottolinea inoltre che «i rischi legati alla mancata risoluzione della crisi greca sono gravi» e per questo osserva che «c'è bisogno di un maggior senso di urgenza nell'affrontare la crisi e ridurre il rischio di contagio». Inoltre, «le economie avanzate del G20 devono mettere in campo piani di risanamento fiscale credibili nel medio temine in grado di mantenere l'equilibrio tra la fragilità della crescita nel breve periodo e la sostenibilità fiscale». La politica monetaria «dovrebbe sostenere l'aggiustamento fiscale e rimanere accomodante dove c'è debolezza economica».

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