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A ciascuno la sua voluntary

Alla fine chi ha un capitale all’estero sotto i 2 milioni sarà invogliato a emergere. Chi ha patrimoni superiori invece a fare il possibile per nasconderli meglio. È questo, in sintesi, il prevedibile risultato della voluntary disclosure. I problemi maggiori, in realtà, arriveranno dopo, quando le procure cominceranno a utilizzare il reato di autoriciclaggio.

La commissione finanze della Camera ha licenziato, dopo nove mesi di discussione, il testo del disegno di legge sul rientro dei capitali illegittimamente detenuti all’estero.

In questo periodo si sono combattute due diverse visioni, che potremmo definire rigorista e realista. Da una parte l’esigenza di non concedere sconti a chi ha evaso, dall’altra quella di incentivare l’emersione di quanto più capitale possibile, anche per esigenze di gettito. Il compromesso faticosamente raggiunto delinea una procedura estremamente complessa, densa di incertezze e ambiguità, nella quale il contribuente per emergere deve consegnarsi mani e piedi legati all’Agenzia delle entrate, la quale gli chiederà conto fino all’ultimo centesimo delle imposte non versate, con l’aggiunta di sanzioni in formato ridotto. Una scelta che si può fare solo se ispirati da una fiducia estrema nei confronti della lealtà e della correttezza del fisco italiano. Considerando i precedenti, in particolare quello che è successo a chi ha fatto lo scudo fiscale, trasformatosi gradualmente da salvacondotto a strumento di tortura del contribuente, sarebbe necessario più un atto di cieco fideismo che un gesto di ragionevole fiducia. Non vanno trascurati i costi che il contribuente dovrà sopportare per la gestione di una procedura che può essere gestita solo da professionalità estreme.

In realtà bisogna anche dare atto alla commissione finanze di aver fatto, soprattutto negli ultimi giorni, un importante lavoro per rendere digeribile la voluntary disclosure al maggior numero di contribuenti. In particolare con l’introduzione di uno scudo penale ampio, con la sospensione dei reati di autoriciclaggio e di riciclaggio, con la possibilità, anzi l’obbligo, di sanare tutte le situazioni connesse con la produzione dei capitali che si stanno facendo emergere (l’articolo uno, primo comma, lettera a) del ddl sembra costringere il contribuente che vuole regolarizzare i capitali all’estero a sanare la sua posizione fiscale complessiva, quindi anche i comportamenti delle società che hanno consentito di creare la provvista all’estero). Si è cercato di mettere in piedi una specie di ravvedimento operoso, ma ne è uscita una procedura così contorta e dagli esiti così imprevedibili, che saranno ben pochi i contribuenti allettati.

La situazione è diversa per chi può aderire al cosiddetto forfait. Si tratta di coloro che hanno portato all’estero patrimoni inferiori a 2 milioni di euro (valore medio per anno d’imposta accertabile). In questo caso infatti può essere richiesta una procedura semplificata e tutto sommato neanche molto costosa: si possono infatti calcolare le imposte con un’aliquota del 27% sulla base di un rendimento presunto del capitale pari al 5% dello stesso. Sempre che siano prescritti i termini di accertamento o non siano comunque dovute imposte sul capitale non dichiarato all’estero.

In sintesi: la procedura è contorta, in parte ancora oscura, ricca di ambiguità che soltanto la prassi potrà appianare, in alcuni casi molto costosa. E bisognerà pagare tutto e subito, non essendo prevista alcuna possibilità di rateizzazione. In compenso, per chi non aderisce, i rischi sono devastanti. Il governo ha infatti deciso di inserire nello stesso disegno di legge sulla riemersione dei capitali, il reato di autoriciclaggio, che consentirà alle procure di contestare pene severissime a chi, dopo il 30 settembre 2015, non avendo aderito alla voluntary, abbia trasferito, investito o semplicemente speso capitali provenienti da un delitto non colposo. In più i reati non si prescrivono mai. Con l’entrata in vigore della trasparenza bancaria e la sempre più decisa collaborazione tra amministrazioni finanziarie, sarà sempre più difficile occultare un capitale all’estero. E chi verrà pizzicato si giocherà tutto il patrimonio e, molto spesso, anche la galera.

In realtà, con gli strumenti ormai in mano all’Amministrazione finanziaria, per i contribuenti italiani ormai l’evasione fiscale comporta rischi tali che solo uno sprovveduto o un disperato può essere disposto a correre.

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