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A Bankitalia più poteri sui vertici delle banche

di Rossella Bocciarelli

Il Financial stability board giudica con favore le modifiche regolamentari introdotte dalla vigilanza della Banca d'Italia in risposta alle sollecitazioni del Fsap (il Financial sector assessment program, realizzato ogni cinque anni sotto l'egida del Fondo monetario internazionale), e chiede che a via Nazionale siano concessi i poteri legali per «rimuovere in maniera diretta e spedita i vertici delle banche e i consiglieri di amministrazione che possano essere risultati inadatti ai loro doveri e in tal modo abbiano messo a repentaglio la sana e prudente gestione della banca». Una considerazione che, tra l'altro, cade proprio in un momento di duro confronto tra Bankitalia e il presidente della Banca Popolare di Spoleto, Giovanni Antonini (si veda altro articolo a fianco).

La raccomandazione di rafforzare i poteri della Vigilanza per perseguire le finalità prudenziali e meglio tutelare la sana e prudente gestione delle aziende di credito è contenuta nel rapporto, pubblicato ieri, sulla peer review dedicata all'Italia dall'organismo che riunisce i regulators (ministeri dell'Economia, banche centrali e organismi di vigilanza sui mercati) dei paesi del G-20; organismo presieduto, come si sa, dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Sono poteri, si osserva nel rapporto, che altre autorità nel mondo già possiedono e di cui si discute alla Commissione per un'adozione a livello europeo.

Un analogo documento pubblicato ieri a Basilea riguarda anche la Spagna (in esso, tra l'altro, si raccomanda agli spagnoli di rafforzare l'autonomia dei loro organismi di controllo) e fa seguito alla peer review sul Messico pubblicata dal Fsb già a settembre 2010. L'altro margine di miglioramento normativo individuato dal Fsb rispetto alla regolamentazione finanziaria vigente nel nostro paese riguarda la possibilità di introdurre un requisito di classificazione per i crediti incagliati da più di tre mesi, che dovrebbe essere introdotto in modo graduale, allo scopo di non provocare effetti prociclici, ma che potrebbe essere utile per dare all'esterno un segnale forte riguardo alla robustezza del settore bancario italiano.

La valutazione complessiva sul nostro sistema finanziario da parte del Fsb, in ogni caso, è decisamente positiva: il sistema italiano, nel quale le banche pesano per l'82% degli asset finanziari totali e per il 243% del prodotto interno lordo, ha mostrato molta capacità di reagire alla recente crisi finanziaria globale, si afferma nel rapporto, sebbene sia stato colpito dai successivi effetti recessivi dell'economia. Questa capacità di ripresa del sistema finanziario italiano può essere attribuita, spiega ancora il comunicato Fsb, sia ad un modello di business tradizionale e fondato su «una stabile raccolta proveniente dalla clientela retail», sia a un «prudente quadro regolamentare e di vigilanza» che ha scoraggiato le banche dal partecipare a operazioni complesse di cartolarizzazione e dal promuovere veicoli finanziari d'investimento. L'esperienza italiana, osserva ancora la relazione del Fsb, contiene apprezzabili lezioni per altri paesi membri del board: il caso italiano può essere d'esempio anche riguardo all'esigenza di arrivare a definizioni e pratiche di classificazione dei mutui più trasparenti e armonizzate, che potrebbero permettere una maggiore comparabilità tra i vari paesi riguardo alla condizione del sistema bancario e al rafforzamento della stabilità finanziaria.

Il sistema italiano ora, così «come altri paesi» conclude il rapporto, dovrà far fronte alle necessità imposte dalla crisi, come l'esigenza di realizzare «un ulteriore rafforzamento del patrimonio di base, senza mettere a rischio la fornitura di credito all'economia».

 

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