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Prodi: devastante un’intesa sul proporzionale

Da esterno Romano Prodi, interpretando forse anche i mal di pancia montanti nel Pd, lancia il suo avvertimento al segretario dem, Matteo Renzi, che ha avviato trattative serrate con Forza Italia per confezionare una nuova legge elettorale proporzionale finalizzata al voto in autunno.

E così lo schema proporzionale, che punta a formare una «grande coalizione» Pd-FI dopo le elezioni, viene stroncato dall’ex premier Prodi che portò l’Ulivo al governo con il Mattarellum maggioritario: «Si accorderanno con una legge elettorale proporzionale che devasta il Paese. Come si accorderanno lo si vedrà dopo le elezioni. Purtroppo qui, se continuiamo così, garantiamo l’instabilità», è la riflessione di Prodi intervistato da Giovanni Floris su La7. Anche Giuliano Pisapia (Campo Progressista)boccia il proporzionale perchè «aprirebbe la via ad un governo di larghe intese».

E se il piatto forte del possibile accordo Pd-FI è la data anticipata del voto, prima che il governo in carica a guida Pd sia costretto a sporcarsi le mani con una Finanziaria severa, il grillino Luigi Di Maio precisa: «Le elezioni ci saranno presto, magari in autunno, ma solo se il M5S parteciperà alla formazione della nuova legge elettorale. Senza l’accordo con il M5S, al Senato sarà un Vietnam e il Pd si schianterà».

La corsa del Pd e di FI verso l’accordo ha superato la tappa: con una mezza finzione, la commissione Affari costituzionale della Camera ha votato («Adottandolo a distanza», ironizzano i deputati dem) il «Rosatellum» che prende il nome dal capogruppo del Pd, Ettore Rosato, e propone un 50% di maggioritario e un 50% di proporzionale con sbarramento di accesso al 5%. Il voto ha delineato schieramenti fittizi (Pd, Lega, Svp e verdiniani favorevoli; FI, M5S, Sinistra Italiana, Articolo 1 contrari; centristi di Ap assenti, FdI astenuti) perché tutti sanno che il testo finirà in un cestino.

Il relatore, Emanuele Fiano (Pd), già offre ai suoi interlocutori (nessun contatto con i grillini) di «germanizzare» il Rosatellum fino a raggiungere il modello tedesco (proporzionale) che vuole Berlusconi. Ma il cambio di marcia di Renzi, disponibile a cedere sul semi maggioritario pur di andare a votare il 24 settembre, può finire in un vicolo cieco. Per votare a fine settembre, calcola Ignazio Abrignani (Ala), le liste vanno presentate a Ferragosto. Il che vuol dire varare la legge all’inizio dell’estate in modo che il governo disegni i collegi. Calendario alla mano, dunque, la moneta di scambio tra Pd e FI, la data del voto, rischia di non essere spendibile.

Dino Martirano

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