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Srl trasparenti, coi soci litisconsorzio necessario

In caso di accertamento elevato nei confronti di una srl «trasparente», in cui i soci abbiano optato per il regime di trasparenza fiscale, si verifica una situazione di litisconsorzio necessario tra l’ente societario e i propri soci di capitale, analogamente a quanto avviene per le società di persone. Il giudizio tributario, dunque, deve essere celebrato in un contesto unico, a cui partecipino sia la società sia i soci; di contro, il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio. È quanto si legge nell’ordinanza n. 9751/17 della Corte di cassazione. Una società del napoletano proponeva ricorso per Cassazione contro una sentenza della Ctr della Campania, con cui era stato respinto l’appello proposto dalla medesima società contro una pronuncia di primo grado sfavorevole alla parte contribuente. Quale primo motivo di ricorso, la srl denunciava la nullità della sentenza per violazione/falsa applicazione delle disposizioni processuali inerenti l’integrazione del contraddittorio tra la società contribuente e i suoi soci, vertendosi in tale ipotesi poiché nell’annualità fiscale interessata era stata esercitata l’opzione di tassazione «per trasparenza». Le società di capitali, infatti, possono optare per regimi diversi di tassazione, tra cui il «regime di tassazione per trasparenza» disciplinato dagli artt. 115 e 116 del Tuir, in base al quale il reddito prodotto dalla società non viene tassato direttamente in capo alla stessa, ma viene attribuito in percentuale a ciascun partecipante, con un meccanismo analogo a quanto previsto per la tassazione del reddito prodotto dalle società di persone. Alla luce di detta analogia, la Cassazione ha chiarito che tale situazione integra una fattispecie di litisconsorzio necessario, parimenti a quanto chiarito dalle sezioni unite per le società di persone. Dunque, anche per le srl trasparenti, il ricorso presentato dalla società contro l’avviso di accertamento dei maggiori utili, e quelli proposti dai soci contro gli avvisi di accertamento che attribuiscano loro tali utili, in proporzione alle quote di partecipazione, devono essere riuniti e trattati in un unico contesto. In alternativa, è possibile rispettare tale principio con una sorta di litisconsorzio «staccato», ovvero che i ricorsi siano trattati dalla stessa sezione, nella stessa udienza e le motivazioni delle sentenze emesse nei confronti dei soci siano fondate su quella relativa alla società (Cass. n. 8766/2017, si veda ItaliaOggi Sette dell’8/5/2017).

Nicola Fuoco

[omissis] Con sentenza in data 23 giugno 2015 la Commissione tributaria regionale della Campania respingeva l’appello proposto da ( ) srl avverso la sentenza n. /9/14 della Commissione tributaria provinciale di Napoli che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento Irap, Iva e altro 2008. La Ctr osservava in particolare che, essendo infondate le eccezioni in rito dell’appellante, l’atto impositivo impugnato era immune da vizi formali specificamente riguardanti il contraddittorio endoprocedimentale e che la pretesa fiscale portata dal medesimo era fondata. Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo quattro motivi. L’Agenzia delle entrate si è costituita tardivamente al solo fine di partecipare al contraddittorio orale. Con il primo motivo dedotto, ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione/falsa applicazione delle disposizioni processuali inerenti la necessarietà del contraddittorio tra la società contribuente e i suoi soci, vertendosi in tale ipotesi poiché nell’annualità fiscale de qua era stata esercitata dai soci medesimi l’opzione di tassazione «per trasparenza». La censura è assorbentemente fondata. Va infatti ribadito che «In materia tributaria, nel caso di rettifica delle dichiarazioni dei redditi di una società di capitali (nella specie, una srl), in cui i soci hanno optato per il regime di trasparenza fiscale ai sensi dell’art. 116 del dpr n. 917 del 1986, con conseguente automatica imputazione dei redditi sociali a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili e indipendentemente dalla percezione degli stessi, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ex art. 14 del dlgs n. 546 del 1992 nei confronti di tutti i soci e della società, sicché il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio» (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 24472 dell’1/12/2015, Rv. 637559 – 01). Il ricorso deve dunque essere accolto con cassazione della sentenza impugnata e rinvio al giudice di primo grado, trattandosi di un’ipotesi di litisconsorzio necessario «originario». PQM La Corte accoglie il motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria provinciale di Napoli, anche per le spese del presente giudizio.

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