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Yellen conferma: altri due rialzi

Dopo otto ribassi di fila (la striscia peggiore dal 2011) Wall Street risale di quasi un punto percentuale. La Borsa Usa è stata sostenuta da buoni dati macro sull’immobiliare, con l’indice Shiller (che misura i prezzi delle case nelle prime 20 città) ai massimi da 31 mesi, e dalla fiducia dei consumatori, salita ai massimi dal 2000. Da inizio mese, tuttavia, resta in passivo (-1,5%) e con ogni probabilità si avvia a chiudere marzo in rosso. In ogni caso il bilancio da inizio anno resta positivo (+5%), così come quello dell’era Trump (+13%).
Sulla principale Borsa del pianeta (che raccoglie quasi il 40% della capitalizzazione azionaria mondiale) permane un po’ di scetticiscmo in questa fase. Gli investitori hanno reagito tutto sommato senza drammi al primo flop di Trump, la mancata abolizione venerdì scorso della riforma sanitaria “Obamacare”. In ogni caso il cardine su cui poggia il recente rialzo di Wall Street resta la riforma fiscale che l’ex tycoon ha definito “fenomenale” e che dovrebbe contemplare maxi-tagli a favore delle imprese statunitensi che riportano capitali a casa. Dopo il primo passo falso sulla sanità gli investitori attendono di capire se il 45esimo presidente degli Usa troverà l’appoggio parlamentare per riscattarsi sul nodo dell’alleggerimento delle tasse.
Se poi i mercati attendevano spunti dal governatore della Federal Reserve Janet Yellen – che ieri ha parlato a Washington – leggendo tra le righe del discorso hanno avuto un’ulteriore conferma di quanto già scontano: ovvero che la Fed da qui a fine anno alzerà i tassi di interesse altre due volte (dopo la stretta di 25 punti base operata a metà marzo). Nel complesso l’anno si dovrebbe chiudere con tre rialzi, anziché quattro come inizialmente prospettato. I mercati hanno “abbracciato” questo scenario ormai da diverse settimane, come testimoniato dall’indebolimento del dollaro del 2,5% nell’ultimo mese sulle principali divise mondiali. Ieri la Yellen ha confermato indirettamente questa impostazione ponendo l’accento sulla “disoccupazione ombra”. Come previsto non ha parlato di outlook economico né di politica monetaria, focalizzando l’intervento sulla forza lavoro nelle comunità a basso reddito, spiegando che ci sono ancora «sacche di disoccupazione alta». Come a dire che, benché il tasso di disoccupazione ufficiale sia al 4,7%, quello reale (ponderato sul ceto medio-basso e tenendo conto dei 95 milioni di cittadini che non rientrano nel computo della forza lavoro) potrebbe essere più alto.
Il dollaro ha chiuso in leggero rialzo sull’euro (che pur resta solido sopra quota 1,08) ma gli acquisti sono iniziati prima delle parole della Yellen che poco hanno inciso sul cambio. Sul mercato obbligazionario si segnala l’asta di CTz del Tesoro che ha venduto l’importo massimo di 2,5 miliardi di euro fronte di una domanda di 4,4 miliardi. Il tasso è sceso di 11 centesimi a -0,085%.
Le altre Borse europee hanno chiuso in netto rialzo, trainate da Francoforte (+1,35%) e Piazza Affari (+1,02% tornata sui livelli di gennaio 2016) confermando il trend del momento che vede una rotazione geografica dei portafogli con i gestori che si stanno privilegiando l’Europa a Wall Street, dato che il rischio politico nel Vecchio Continente è più basso. L’indice Sentix euro break-up – che stima le probabilità di una disgregazione dell’area euro – è scivolato sotto i 20 punti. Nel luglio 2012 – quando lo spread tra BTp e Bund volava oltre i 500 punti e l’euro era in dubbio – valeva quattro volte tanto.

Vito Lops

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