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Weidmann con Draghi: la Bce ora non freni  

Un asse Berlino-Francoforte? Nel senso di un impegno comune di Angela Merkel e Mario Draghi per affrontare il momento più difficile dell’Europa da sessant’anni? Con il sostegno del presidente della Bundesbank Jens Weidmann? Sì: l’incontro di oggi, a Berlino, tra la cancelliera tedesca e il presidente della Bce fa presagire qualcosa del genere. Tra loro ci sono differenze di opinione: ma al cospetto delle sfide che la Ue e l’eurozona hanno di fronte — Brexit, politiche di Donald Trump, Grecia, spread che si ampliano — non saranno le divergenze sui tassi d’interesse a distrarli dalla necessità di fissare un’àncora nel mare tempestoso dell’Europa.

Un po’ tutti — politici, banchieri, diplomatici, economisti, politologi, giornalisti — oggi vorrebbero essere una mosca sui muri della cancelleria berlinese per sentire cosa si diranno Merkel e Draghi. La leader tedesca ha indossato, per quanto in modo riluttante, il mantello di difensore dei valori occidentali di libertà di mercato e di rispetto delle leggi internazionali. Il banchiere centrale ha assunto, forse con meno riluttanza, una dimensione sempre più politica nei suoi interventi pubblici. Sanno che il momento è cruciale. Altre volte si sono incontrati, altre volte hanno gettato le basi per superare crisi, quella del debito europeo e quella della Grecia. Ma mai come questa volta la posta è alta. E politica. L’obbligo di entrambi è coordinare l’azione. Detto con un po’ di enfasi, per salvare l’Europa in un mondo nel disordine.

Nell’intervento al Parlamento europeo di tre giorni fa, Draghi ha sottolineato il ruolo della Germania nel tenere unita l’Europa nelle crisi multiple che affronta, soprattutto grazie alla sua stabilità. Merkel ha posto all’ordine del giorno il futuro della Ue, ha parlato di diverse velocità d’integrazione europea come strada per non perdere altri partner dopo il Regno Unito. È che la cancelliera e il banchiere centrale sono, volenti o meno, i due leader che devono condurre l’Europa nei prossimi mesi. Non possono dividersi. Devono convergere sul ruolo che in questo momento è chiesto alla Germania: cercare di dare una prospettiva a tutta la Ue.

In questa scia, ieri si è indirizzato il presidente della Bundesbank Weidmann, uomo vicinissimo a Merkel. In un intervento pubblico, ha difeso la politica monetaria voluta da Draghi come non aveva mai fatto, riecheggiando molte delle cose dette in questi mesi dal presidente della Bce. Weidmann ha sostenuto che i tassi d’interesse molto bassi — criticatissimi in Germania — sono un problema per i risparmiatori tedeschi ma hanno anche effetti positivi per creare posti di lavoro e «per le entrate dello Stato». Quando l’economia dell’eurozona crescerà in maniera stabile, «anche i tassi cresceranno», ha aggiunto. E sulla fine della politica monetaria espansiva della Bce, chiesta da molti in Germania, ha spiegato che non è ancora arrivato il momento di «frenare», meglio limitarsi a ridurre la velocità.

Anche la Bundesbank, cuore dell’establishment tedesco, si è insomma posizionata nell’asse Merkel-Draghi. Berlino e Francoforte scendono in campo.

Danilo Taino

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