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Intesa: «Valutiamo un piano con Generali»

La Consob convoca per chiarimenti i vertici di Ca’ de Sass, Generali e UniCredit
«Possiamo permetterci di essere ambiziosi». Con queste parole, ad aprile, Giovanni Bazoli chiudeva davanti ai soci in assemblea la sua presidenza di Intesa Sanpaolo. Non a caso, ora sarebbe proprio un progetto ambizioso quello allo studio di Carlo Messina in queste settimane, e che vedrebbe coinvolta Generali: dopo giorni di no comment, ieri sera Ca’ de Sass ha confermato che sono in corso valutazioni su «possibili combinazioni industriali» con Trieste. È una prima conferma del cantiere di queste settimane, che al momento vedrebbe allo studio una maxi-offerta pubblica di scambio sulla maggioranza del Leone per costruire un campione non solo nazionale ma europeo, destinato a diventare cassaforte del risparmio degli italiani (e di 150 miliardi di BTp) ma anche a sperimentare un nuovo modello di agglomerato bancario-assicurativo.
La nota di Ca’ de Sass
Nella lunga nota diffusa ieri in realtà di Generali poco si dice, ma Intesa chiarisce le condizioni e il contesto in cui si stanno effettuando le valutazioni. «In coerenza con il piano di impresa 2014-2017 reso noto al mercato, Intesa – si legge – conferma il proprio interesse industriale per la crescita nel settore del risparmio gestito, del private banking e in quello dell’assicurazione in sinergia con le proprie reti bancarie, anche con possibili partnership internazionali». A patto di salvaguardardare patrimonio e reddività, «il management valuta e continuerà a valutare con attenzione ogni possibile opportunità di rafforzamento del proprio posizionamento competitivo e di conseguenza dell’andamento prospettico», si specifica e «tali opportunità, incluse possibili combinazioni industriali con Generali, sono oggetto di valutazioni».
Il mercato e la Consob
Nulla in più si dice del possibile asse Torino-Milano-Trieste. La difesa dell’italianità del Leone, stoppando sul nascere eventuali appetiti della concorrenza, è solo uno degli aspetti di un piano che il mercato è ansioso di conoscere. Nell’attesa, vende il potenziale predatore (ieri Intesa ha perso un altro 4,2%) e compra la potenziale preda (Generali a +8%, di nuovo oltre quota 15 euro a distanza di un anno), sulla scia delle indiscrezioni di stampa e di report che, soprattutto dall’estero, enfatizzano gli sforzi a cui potrebbe essere chiamata la banca nel caso in cui puntasse veramente al Leone. Ieri il responsabile investimenti di Harris associates, a cui fa capo da il 2,2% di Intesa, secondo Bloomberg avrebbe bollato il merger come «incompatibile» rispetto ai piani di Intesa.
Troppi condizionali, rispetto a cui la Consob proverà a fare chiarezza tra oggi e domani, giorni in cui ha convocato i vertici di Intesa Sanpaolo (oggi), Generali ma anche UniCredit (domani). Piazza Gae Aulenti, primo azionista di Mediobanca e quindi con interessi evidenti su Generali (di cui Piazzetta Cuccia è a sua volta primo socio al 13,04%) potrebbe avere avuto un ruolo nella mossa difensiva attuata da Generali lunedì, peraltro in uno stile risoluto non così lontano da quello di cui ha dato prova Jean Pierre Mustier nei suoi primi mesi da ceo. L’authority guidata da Giuseppe Vegas cercherà di capirne di più.
L’agenda e le prospettive
«Venerdì ci sarà un cda», ha detto ieri il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, ma – come anticipato ieri da Il Sole – ha precisato che è stato convocato «per discutere sul budget 2017». Dunque, in teoria non si dovrà parlare dei piani su Trieste, di cui anche Giovanni Bazoli ha dichiarato ieri di non avere «nulla da dire». Certo è che l’iniziativa su cui è al lavoro anche lo studio Pedersoli, sia essa ostile o amichevole, dovrà essere chiarita a breve: al massimo entro la settimana prossima, visto che il venerdì successivo si terrà un nuovo cda, chiamato questa volta a esaminare i conti del 2016. Nel pomeriggio Messina li presenterà al mercato, con gli analisti interessati a capire se i progetti di Intesa restano quelli vecchi (con i 4 miliardi di dividenti previsti per questo esercizio) o invece le carte stanno per essere pesantemente rimescolate. Come indirettamente confermato dalla nota di ieri, i vertici della banca sembrerebbero optare per questa seconda ipotesi, e – secondo quanto riferito ieri da Reuters – anche i primi due soci, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo, sarebbero disponibili a diluirsi dentro a un gruppo da 60 miliardi di capitalizzazione e anche a una eventuale riduzione temporanea dei dividendi. D’altronde, il presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, starebbe lavorando in prima persona al piano, senz’altro visto di buon occhio a Roma, tra Via Nazionale e palazzi di Governo.

Marco Ferrando

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