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Mediaset, l’Agcom frena la scalata

Scalare Telecom Italia per tagliare la strada a Vivendi e difendere così Mediaset? Sembra più una suggestione che uno scenario, ma ieri a Piazza Affari in molti hanno scommesso che questa potrebbe essere la contromossa che ha in serbo il Biscione per uscire dall’angolo in cui vuole schiacciarlo Vincent Bolloré. Così per un giorno i titoli Mediaset sono stati lasciati da parte (-1,5% dopo essere arrivati a perdere fino al 6%) e la speculazione si è spostata su Telecom, salita invece del 3,66%.

«Siamo totalmente estranei alla vicenda, non abbiamo un coinvolgimento né diretto né indiretto» ha commentato il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi. Vivendi ha il 23,8% del capitale del gruppo telefonico e quel 20% di Mediaset rastrellato sul mercato sta alimentando suggestioni anche sulle possibili combinazioni che Bolloré potrebbe trovare tra le due società. Il consolidamento in Europa è già in corso. Proprio ieri Rupert Murdoch ha ufficializzato l’accordo per l’acquisto attraverso la 21st Century Fox del 100% di Sky Europe, di cui aveva il 39%. Ma per Bolloré la strada del consolidamento in Italia sembra sbarrata. Le regole sugli incroci tra tv e società di telecomunicazioni sono molto stringenti, come ha ricordato ieri l’AgCom in un comunicato in cui avvisa Vivendi «che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate». Sulla base dei dati del 2015 «Telecom risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% della quota nel mercato prevalente delle telecomunicazioni. Mediaset — ha spiegato l’AgCom —, società operante nel settore dei media e dell’editoria, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Fininvest con il 34,7%, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic (il Sistema integrato delle comunicazioni, ndr)». E un solo soggetto non può avere il controllo di entrambe. Dunque la strada è molto stretta. Ma nessuno conosce il progetto di Bolloré.

Intanto ogni giorno che passa il muro a difesa di Mediaset diventa più solido. Dopo l’altolà del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, ieri dal Consiglio europeo di Bruxelles il premier Paolo Gentiloni ha ammonito: «È un’operazione di mercato che non riguarda i rapporti tra Stati, ma questo non significa che non si debba esprimere una critica per le modalità ostili. Il governo segue con un’attenzione vigile una vicenda che riguarda il settore dell’informazione e delle telecomunicazioni». Il presidente francese François Hollande ha parlato di «operazioni private». Preoccupati anche Maurizio Lupi, Maurizio Gasparri, Matteo Salvini, Pier Ferdinando Casini e Stefano Fassina, mentre il M5S ha criticato il governo giudicando «totalmente inappropriato un intervento dell’esecutivo» per Mediaset quando non si è fatto nulla per Telecom.

Nel dibattito, a sorpresa, è entrata anche Radio Vaticana. L’economista Giovanni Marseguerra, coordinatore del comitato scientifico della fondazione pontificia Centesimus Annus, ha espresso dubbi sull’efficacia della manovra di Bolloré: «La famiglia Berlusconi possiede una quota di Mediaset che credo sia più che sufficiente per mantenerne il controllo, perché è circa il 40%. Quindi Vivendi, anche arrivando al 20%, non è in grado di scalzare questo controllo».

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