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Compliance, risposta obbligata

Chi non fornisce giustificazioni agli uffici né procede al ravvedimento sarà inserito in una specifica lista di soggetti da sottoporre a controllo.

È questa una delle principali indicazioni che emergono dalle linee guida per le attività del 2017 formalizzate martedì scorso dalla Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle entrate, in vista della predisposizione degli obiettivi di recupero dell’evasione del 2017 (che mirano a superare i 14,9 miliardi di euro dello scorso anno).

Proseguendo nel solco del «cambia verso» inaugurato nel 2014, un ruolo sempre più centrale lo assumeranno gli inviti alla compliance, incrementati nel 2017 del 15% rispetto ai volumi del 2016, con un invio di circa 805 mila comunicazioni, vale a dire le lettere spedite dall’Agenzia ai contribuenti mediante le quali vengono segnalate presunte anomalie tra i redditi dichiarati e i dati presenti nei database delle Entrate (comunicati dalle controparti, dai sostituti d’imposta o dagli intermediari finanziari). Nel 2015, anno in cui il nuovo strumento di dialogo preventivo tra fisco e contribuenti ha fatto il suo debutto, ciò ha consentito all’erario di incassare 250 milioni di euro.

«Nei primi mesi dell’anno 2017 saranno inviati ai contribuenti ulteriori comunicazioni per l’anno di imposta 2013, in numero superiore a quelle inviate quest’anno», si legge nel documento.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’obiettivo dell’amministrazione è quello di inviare il 15% di comunicazioni in più rispetto alle 700 mila recapitate nel corrente anno (quindi circa 805 mila).

La campagna interesserà tanto le persone fisiche, titolari o meno di partita Iva, quanto le società. Le lettere inviate nei mesi scorsi riguardavano presunte irregolarità riferite all’anno d’imposta 2012.

Per chi decide invece di ignorare completamente gli avvisi, le conseguenze potrebbero rivelarsi indesiderate. Le linee guida delle Entrate, infatti, confermano che «nel primo trimestre del 2017, le posizioni fiscali dei soggetti che hanno ricevuto nel 2016 una comunicazione di promozione della compliance per l’anno di imposta 2012 e che non hanno giustificato le anomalie riscontrate e non hanno corretto gli errori e le omissioni commessi, verranno rese disponibili per l’accertamento».

In particolare, tali nominativi saranno inseriti sia nell’applicativo Giara, per l’emissione di accertamenti parziali automatizzati (nel caso di redditi di fabbricati, redditi di lavoro dipendente, assegni periodici al coniuge, quota annuale di plusvalenze/sopravvenienze rateizzate) sia nel software Icona (qualora si tratti di redditi di capitale, redditi di partecipazione, redditi diversi e redditi derivanti da lavoro autonomo abituale e non professionale).

Un approccio analogo a quello seguito dalla Guardia di finanza, che nel corso del 2017 attribuirà una specifica classe di rischio ai contribuenti che non hanno fornito riscontro agli inviti di compliance (si veda ItaliaOggi del 12 dicembre scorso).

Valerio Stroppa

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