Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il No batte Renzi Tanti al voto «Lascio Palazzo Chigi»

«Io ho perso, nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso e lo dico a voce alta, anche se con il nodo in gola — perché non siamo robot —. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria, ho fatto tutto quello che si poteva fare. Credo nella democrazia, quando uno perde non fa finta di nulla e fischietta». Pausa, subito dopo: «Adesso sta all’opposizione fare la proposta sulle regole». La vittoria del No è netta: 59,7% (quando mancano poche sezioni da scrutinare), il Sì al 40,3%.

Poco dopo mezzanotte Matteo Renzi, dopo aver parlato al telefono con Sergio Mattarella, annuncia le sue dimissioni. Parla a braccio, a tratti sembra commuoversi, ma dà l’unica risposta possibile, politicamente, al voto degli italiani: «Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta, a chi ha vinto le mie congratulazioni, a loro vanno oneri e onore per il futuro, per le proposte, a cominciare dalla legge elettorale. Un grande abbraccio a tutti coloro che hanno scommesso sul Sì. Come è evidente fin dal primo giorno l’esperienza del mio governo finisce qui, volevo cancellare altre poltrone, non ce l’ho fatta e quella che salta è la mia». Alla fine del discorso ringrazia «Agnese e i miei figli, per la fatica di questi mille giorni».

Oggi Renzi riunirà il suo ultimo Consiglio dei ministri, poi salirà al Quirinale per le dimissioni. È, per il capo del governo, indubbiamente una sconfitta che brucia, nettissima, più grande di qualsiasi previsione, con un voto che per ampiezza acquisisce subito una fortissima caratura politica. Domani verranno riuniti anche gli organi direttivi del Pd e non è da escludere che Renzi possa lasciare anche la carica di segretario.

Quasi 35 milioni di italiani sono andati a votare, un record di affluenza. La maggior parte di loro, circa sei su dieci, ha bocciato il referendum sulla Costituzione. E insieme a questo ha clamorosamente bocciato anche Renzi e il suo governo, costruendo il peggiore scenario che il presidente del Consiglio potesse aspettarsi. Con una forbice fra il No e il Sì che arriva anche sfiorare i venti punti percentuali: i sondaggi delle scorse settimane avevano previsto la vittoria del No, ma l’avevano sottostimata ampiamente.

Per alcuni mesi il premier e il suo staff hanno detto di contare su un’alta affluenza perché la riforma potesse essere approvata. L’affluenza è stata sorprendente — 68,5% — più alta delle più rosee previsioni, a livelli da elezioni politiche, e il pronostico del premier è stato bocciato. I dati sono ancora più impressionanti se confrontati con i due precedenti referendum costituzionali. A quello del 2001 sulla modifica del Titolo V andò a votare il 34,1% degli elettori, a quello del 2006 sulla devolution il 53,6% (si votava in due giorni).

Hanno vinto tutti coloro che hanno puntato sul tavolo del No: Berlusconi, la minoranza del Pd, Sinistra italiana, la Lega di Salvini, il movimento di Beppe Grillo. Poco dopo le 23, sull’onda dei primi exit poll, la notizia della sconfitta di Renzi è una breaking news in tutti i notiziari del mondo. Stessa cosa per l’annuncio delle sue dimissioni. Le cancellerie internazionali, insieme ai mercati finanziari, auspicavano una vittoria della riforma, nel segno della stabilità politica. Quello che sem-brava uno dei Paesi più stabili della Ue da oggi, dopo la Brexit, con elezioni politiche in Francia e Germania il prossimo anno, aggiunge incertezza al tavolo dell’Unione.

Marco Galluzzo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa