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Verso un ammortizzatore ad hoc per le ristrutturazioni bancarie

Per gestire le ristrutturazioni bancarie si profila in manovra un doppio intervento sugli ammortizzatori sociali: l’obiettivo, messo a punto da un tavolo tecnico congiunto fra i ministeri dell’Economia e del Lavoro, punta ad aprire il settore a nuove forme di solidarietà contrattuale, per esempio con una riduzione di orario e retribuzione per evitare la perdita di posti di lavoro, e un nuovo ammortizzatore sociale ad hoc, più “forte” rispetto alla Naspi introdotta dal Jobs Act per gli altri settori, quando le operazioni di ristrutturazione sono più profonde.
I dettagli tecnici e soprattutto le cifre in gioco sono in fase di definizione; la richiesta del settore viaggia intorno ai 150 milioni per gestire fino a 50mila uscite, ma lo stanziamento finale dipendono dall’assetto definitivo della manovra e dalla geografia degli investimenti su cui il governo sta lavorando in queste ore. La strada, comunque, è quella del fondo di solidarietà, che con le risorse aggiuntive potrebbe affrontare meglio la sovracapacità produttiva che non può più essere gestita con le sole leve di cui si dispone oggi.
Allo studio, si apprende, non ci sarebbero misure straordinarie – come la vecchia cassa integrazione, ad esempio – che peraltro richiederebbero l’apertura formale di stati di crisi, a sua volta pericolosa premessa per la risoluzione disciplinata dalle norme sul bail in. Più semplicemente, così come richiesto più volte dall’Abi, si sta lavorando per consentire alle banche di poter utilizzare i 200 milioni annui che il comparto versa alla Naspi, il fondo di solidarietà per i dipendenti licenziati, ma di cui non beneficia, dal momento che «le banche non licenziano», come aveva ricordato ancora recentemente il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. La volontà politica c’è, ora si sta cercando dal punto di vista formale lo strumento più adatto per far convergere quelle risorse sul fondo esuberi, finora pagato dalle banche, a copertura dei piani per le uscite anticipate predisposti dai singoli istituti.
L’esigenza di intervenire sul welfare dei bancari è del resto entrata da mesi nell’agenda del governo. Il settore, come ha ricordato pochi giorni fa lo stesso presidente dell’Abi, ha gestito nei primi mesi di quest’anno un numero di chiusure di filiali «superiore a ogni aspettativa». Per affrontare questa fase servono anche i prepensionamenti, e da questo punto di vista l’introduzione dell’anticipo pensionistico, sempre in manovra, potrebbe aiutare il fondo a fare da “ponte” verso l’uscita.

Marco Ferrando
Gianni Trovati

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