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La vittoria in giudizio si può comunicare via Pec

La sentenza di primo grado notificata dal contribuente vittorioso tramite la posta elettronica certificata (Pec) è idonea a far decorrere il termine di 60 giorni entro cui l’ufficio dell’agenzia delle Entrate può proporre appello. È inoltre nullo il ruolo sottoscritto da un funzionario privo della qualifica di capo dell’ufficio, che non appartiene alla carriera direttiva, e sprovvisto di delega.
Sono queste le principali conclusioni alle quali è giunta la Ctr Marche, con la sentenza 534/6/2016 depositata lo scorso 26 agosto (presidente Zinno, relatore Di Virgilio).
A seguito dell’iscrizione a ruolo – per mancato pagamento di un avviso bonario – sottoscritta da un funzionario non dirigente dell’Agenzia, un contribuente aveva presentato ricorso dinanzi alla Ctp di Ascoli, che l’aveva accolto ritenendo invalidi non solo gli avvisi di accertamento firmati dai cosiddetti “dirigenti decaduti”, ma anche le iscrizioni a ruolo firmate dai funzionari incaricati senza concorso pubblico.
L’Agenzia aveva quindi proposto appello e il contribuente, costituendosi in giudizio, oltre a chiedere la conferma della sentenza di primo grado, aveva preliminarmente eccepito l’inammissibilità per decadenza dei termini di impugnazione.
La sentenza della Commissione provinciale era stata infatti notificata dal difensore del contribuente all’ufficio delle Entrate tramite posta elettronica certificata il 7 luglio 2015, mentre il successivo appello dell’Agenzia era stato consegnato alle Poste per la spedizione in data 9 ottobre 2015. Era dunque scaduto il termine breve previsto dalla legge (60 giorni) per proporre impugnazione.
Alla luce di questi fatti, la Ctr di Ancona ha innanzitutto precisato che la nullità degli atti non concerne solo gli avvisi di accertamento emessi in tema di imposte sui redditi (ove il vizio è espressamente contemplato dall’articolo 42 del Dpr 600/73), ma anche altri provvedimenti quali le iscrizione a ruolo delle imposte, a seguito – per esempio – di liquidazioni automatiche (ex articolo 36-bis del Dpr 600/73 e articolo 54-bis del Dpr 633/72) e/o di controlli formali delle dichiarazioni dei redditi (effettuati in base all’articolo 36-ter del Dpr 600/73).
Il collegio marchigiano ha inoltre accolto la preliminare eccezione di inammissibilità dell’appello, ritenendo comunque legittima e valida la notifica della sentenza da parte del contribuente avvenuta tramite Pec, in virtù di quanto stabilito dall’articolo 4 del Dpr 68/2005.
Sul punto, tuttavia, la sentenza in esame si discosta da quanto finora affermato da altre commissioni tributarie. In un caso simile a quello su cui si è pronunciata la Ctr di Ancona, infatti, la Commissione regionale di Bologna (sentenza 2065/1/15) ha avuto modo di precisare che, nell’ambito del processo tributario, la notifica degli atti via Pec all’agenzia delle Entrate non ha alcuna validità. In particolare, il collegio emiliano ha ritenuto che la notifica della sentenza all’ufficio dovesse ritenersi illegittima, poiché effettuata attraverso uno strumento non contemplato da alcuna norma per le notifiche nel processo tributario.
Secondo i giudici emiliani, nel rito tributario l’uso della posta elettronica certificata è attualmente previsto solo per le notifiche di atti di cancelleria, mentre non esiste alcun decreto ministeriale che ne consenta l’utilizzo per gli atti di parte.

Rosanna Acierno

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