Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Difesa comune e «flessibilità intelligente» Juncker chiede alla Ue di superare le divisioni

STRASBURGO Il presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nell’annuale confronto con gli eurodeputati a Strasburgo sullo stato dell’Unione, ha esortato i governi a superare le troppe divisioni paralizzanti per l’Europa.

Ha così elencato numerose proposte gradite sia dai premier più influenti, sia dalla maggioranza dell’Europarlamento composta dal suo Ppe e dai socialisti S & D (sull’esempio della Grande coalizione del governo tedesco). Si va dal progetto di difesa comune, al freno all’arrivo dei migranti (con il rafforzamento delle frontiere esterne e più fondi per l’Africa), all’addio al costo del roaming, a Internet gratis per tutti (nel 2020) e fino alla flessibilità di bilancio.

Ma le elezioni in arrivo in Germania (e in Francia e Olanda) stanno rendendo di nuovo avversari i due principali partiti alleati a Berlino e in Europa. Juncker ha compiuto equilibrismi per trovare le posizioni di compromesso, che finora gli hanno consentito l’appoggio dei due poli quando c’è stato da salvarlo da mozioni di sfiducia e da richieste di dimissioni.

L’uscita del Regno Unito dalla Ue l’ha ribaltata in una opportunità per rilanciare la difesa militare comune (finora frenata da Londra). Il presidente francese socialista François Hollande, la cancelliera tedesca cristiano-democratica Angela Merkel e il premier Matteo Renzi vedrebbero bene anche un comando comune a Bruxelles, guidato dalla responsabile Esteri Ue Federica Mogherini.

Juncker si è barcamenato perfino nelle politiche di bilancio, che vedono il Ppe filo-Berlino invocare rigidi vincoli, mentre i governi S & D (Italia, Francia, Portogallo) vorrebbero più flessibilità per rilanciare crescita e occupazione.

«Il Patto di stabilità non deve diventare di flessibilità» ha detto ai suoi popolari. Poi ha lusingato i socialisti promettendo «flessibilità intelligente», raddoppio nel 2022 del suo piano di investimenti per lo sviluppo (che ora è fermo a un terzo dei circa 300 miliardi annunciati), lotta alla disoccupazione e alla grande evasione fiscale.

Nel dibattito i leader di Ppe e S & D hanno apprezzato, chiedendo però risultati concreti. Ma Juncker ha ammesso che la sua Commissione non ha poteri decisionali (fa eccezione il settore concorrenza e aiuti di Stato). In più da anni i governi non recepiscono le principali proposte dell’istituzione di Bruxelles.

Juncker, in vista del summit Ue di domani a Bratislava, ha così dato la colpa dell’immagine negativa dell’Europa e dell’avanzata dei movimenti populisti alle «divisioni» e alla «incoerenza» dei premier.

La leader euroscettica francese Marine Le Pen ha replicato ironizzando sulla coerenza di Juncker all’attacco dei grandi evasori delle tasse, dopo quasi un ventennio da premier/promotore del regime da paradiso fiscale nel suo Lussemburgo.

Ivo Caizzi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa