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Crediti a rischio, decolla il mercato. I progressi di Mps sul bilancio

Era solo un anno fa, eppure sembra molto di più. Le parole di Ignazio Visco pronunciate nelle Considerazioni finali il 26 maggio 2015 suonano diverse rilette questa mattina, quando il governatore tornerà nella sala d’onore di Palazzo Koch per il suo intervento annuale. Non proposte fuori luogo allora, eppure realizzatesi solo in parte durante un anno difficilissimo.

Il governatore un anno fa avvertiva che la «farraginosità della giustizia civile» stava diventando un serio ostacolo al funzionamento del credito, e in questo ha ottenuto un po’ di ascolto: il governo ha varato una prima vera riforma dei pignoramenti, parziale ma effettiva. Visco allora parlò anche dei «benefici potenziali» delle integrazioni fra banche, eppure fra le più grandi da allora è arrivata solo quella di Bpm Milano e Banco Popolare: vari altri manager del credito hanno preso tempo, paralizzati dall’aumento di capitale preliminare imposto dalla vigilanza europea sui primi due istituti che tentano la fusione.

Visco un anno fa parlò anche di un terzo aspetto sensibile: lo sviluppo di un mercato dei crediti deteriorati, ossia della possibilità per le banche di vendere i prestiti a rischio di default in modo da liberare il bilancio. «Contribuirebbe a riattivare il finanziamento di famiglie e imprese» disse allora il governatore ma, aggiunse, quel mercato «oggi è pressoché inesistente».

Anche in questo le parole di Visco sembrano di più di un anno fa. E per una volta non solo a causa dei problemi intervenuti nel frattempo, anche per qualche possibile passo avanti: un rapporto inedito della società internazionale di revisione e consulenza Pwc (ex PriceWaterhouseCoopers) fa il punto su un mercato dei crediti inesigibili, quello auspicato da Visco, che oggi in Italia sembra sul punto di decollare. Fosse davvero così, sarebbe la prima svolta inequivocabilmente positiva da quando questa crisi bancaria strisciante ha iniziato a gettare sabbia negli ingranaggi dell’economia italiana.

P wc stima che il valore originario dei prestiti ceduti dalle banche sta accelerando. Nel 2015 è più che raddoppiato a 19 miliardi di euro, solo nei primi tre mesi del 2016 altri otto miliardi di crediti sono passati di mano e quest’anno si dovrebbe arrivare «almeno a trenta miliardi». Dopo un’analisi dei bilanci delle prime dieci banche, il rapporto prevede: «Il processo di riduzione della leva finanziaria avrà luogo nei prossimi tre o quattro anni, ma ora il vulcano dei non-performing-loans (i crediti a rischio default, ndr) è davvero pronto a eruttare».

Al momento è una possibilità, non una realtà consolidata. Fedele Pascuzzi, partner di Pwc, ricorda che per molte banche il problema di fondo resta vendere i crediti agli attuali prezzi di mercato: questi infatti restano molto sotto ai valori messi a bilancio per i prestiti più difficili, dunque gli istituti andrebbero incontro a forti perdite con le cessioni. Il rischio non è però uguale per tutti, calcola Pwc. La grande malata Monte dei Paschi, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl, Mediobanca hanno un grado di copertura dei loro crediti deteriorati decisamente più alto della media delle grandi banche italiani (vedi grafico). Ciò significa che detengono in garanzia immobili migliori oppure che hanno accantonato più riserve a compensazione delle potenziali perdite. Devono temere meno di altri l’impatto di nuove svalutazioni, dunque oggi sono in posizione favorita per vendere i loro crediti in default e alleggerire il bilancio. Secondo Pwc coperture al di sotto della media si riscontrano per Ubi (ma anche con crediti «cattivi» ben sotto le medie) e per Banco Popolare; quest’ultimo stima di avere dati migliori di quelli forniti da Pwc e comunque dovrebbe risalire nettamente con l’aumento di capitale messo in cantiere per un miliardo, sul quale hanno già manifestato interesse dodici banche estere (due per oltre duecento milioni ciascuna).

Molto ora dipenderà dal mercato immobiliare, stima Pwc. Se le quotazioni ripartono, la gestione dei crediti in default e il risanamento delle banche sarà più facile. L’anno scorso l’Italia ha attratto appena i 3% degli investimenti esteri europei nel settore, meno di Olanda, Norvegia, Spagna o Svezia. Eppure qualche segno di risveglio c’è: nel 2015 il numero di transazioni immobiliari è salito del 6,4 %.

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