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Bayer alla fusione con Monsanto

Bayer rompe gli indugi nella sua offensiva per conquistare l’americana Monsanto. Il colosso chimico e farmaceutico tedesco ha lanciato ieri a viso aperto un vero e proprio “blitzkrieg”, valutato in almeno 42 miliardi di dollari – la market cap della preda statunitense – che potrebbe entrare negli annali della storia della Corporate Germany oltre a ridisegnare il settore di sementi e agribusiness ad alta tecnologia. Sarebbe il maggior takeover nei 150 di storia della Bayer. E la più grande acquisizione in assoluto mai messa a segno da un’azienda tedesca nei confronti di un gruppo estero.
La mossa darebbe vita a un gigante da una capitalizzazione di mercato complessiva di oltre 130 miliardi di dollari e un fatturato annuale da oltre 75 miliardi. Senza contare che spezzerebbe anche un tabù culturale: i primattori aziendali della Germania sono più noti per la loro cautela che non per la loro aggressività nelle loro operazioni. La rilevanza e lo shock per il nuovo merger, nonostante le prime indiscrezioni sui contatti transoceanici fossero trapelate già da giorni prima che ieri scattasse la conferma da parte di entrambi i gruppi, è stata evidenziata dalla reazione del mercato: i titoli della Bayer hanno perso nell’immediato circa l’8 per cento.
Ma il settore life science e farmaceutico è stato al centro di un’ondata di consolidamenti internazionali negli ultimi anni, sia strategici sia legati a necessità di ridurre i costi e aumentare gli investimenti. Un consolidamento che spinge Bayer e Monsanto sulla stessa strada. Bayer, in particolare, è alla ricerca di nuove aree di crescita, di espansione sui mercati – quello statunitense per dimensioni e redditività rimane un obiettivo prioritario – e di un rinnovamento delle attività a favore di quella più promettenti. Già il suo amministratore delegato appena ritiratosi, Marijn Dekkers, aveva sponsorizzato uno spostamento del focus della società a favore delle frontiere più avanzate, quelle di life sciences che comprendono il benessere di consumatori, la farmaceutica e la scienza delle sementi. Walter Baumann, il veterano di Bayer appena subentrato sulla poltrona di chief executive, ha raccolto la sfida con la nuova scommessa senza precedenti. Forse spronato anche dalle voci che un altro protagonista tedesco, il rivale BASF, era altrimenti pronto a farsi avanti con la Monsanto.
Il merger farebbe seguito alla fusione l’anno scorso delle due americane dell’agrochimica Dow Chemical e DuPont, valutato 103 miliardi di dollari. E quest’anno alla combinazione della cinese National Chemical Corp. con la svizzera Syngenta, un deal da circa 43 miliardi di dollari. Proprio Syngenta era stata nel mirino della Monsanto, a sua volta da tempo ormai a caccia di combinazioni globali per tenere testa alla concorrenza, ma l’acquisizione era fallita davanti alle resistenza degli svizzeri, rimettendo in gioco, accanto a Syngenta, le strategie di Monsanto.
Bayer nell’agrochimica ha in gioco un giro d’affari annuale da 10,4 miliardi di euro, circa un quarto dei 46,3 miliardi di euro del suo fatturato complessivo, con il vanto di essere il secondo produttore al mondo di sostanze chimiche per l’agricoltura alle spalle di Syngenta. Monsanto, che ha un giro d’affari annuale da 15 miliardi di dollari, è specializzata nei raccolti geneticamente modificati e nei pesticidi.
I rischi di un’eventuale operazione, dall’elevato debito di Bayer alle preoccupazioni antitrust in America, non mancano. «Non c’è nessuna garanzia che una transazione verrà effettivamente consumata e sulla base di quali termini», ha tuttavia avvertito Monsanto nel suo comunicato. E Bayer si è limitata a indicare che «di recente ha incontrato i dirigenti di Monsanto per discutere privatamente di un negoziato per un’acquisizione» che ha l’obiettivo di dare i natali a quello che senza mezzi termini ha definito “un leader integrato nel business dell’agricoltura”. Non sono escluse, qualora sorgessero ostacoli, neppure operazioni meno ambiziose, che a detta degli analisti sfocino in partnership o in combinazioni di segmenti specifici.

Marco Valsania

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