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Good bank, sul prezzo di cessione decisivi Npl e credito d’imposta

Il processo di cessione delle quattro good bank procede a tappe forzate, visto il diktat – su cui si sta cercando, per ora invano, di trattare – della Commissione europea di vendere entro l’estate. Ma intanto il perimetro di nuova Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti è ancora in via di definizione. Con due variabili, su tutte, destinate a incidere non poco sul valore dei quattro asset:?le sofferenze e i crediti d’imposta.
La settimana scorsa, giovedì, si sono svolte le quattro assemblee degli istituti. Assemblee rapide e molto ristrette, visto che l’azionista è uno solo (l’autorità di risoluzione, che è la Banca d’Italia), servite a rimpiazzare alcuni sindaci o sindaci supplenti e a nominare i revisori: Deloitte per Nuova Banca Marche, PriceWaterhouse per Etruria e CariChieti, Kpmg per Carife. Le società, selezionate con una gara, dovranno certificare i bilanci che entro la fine di marzo saranno approvati dai quattro cda presieduti da Roberto Nicastro. Otto bilanci: i quattro bilanci chiusi al 22 novembre 2015 delle gestioni commissariali delle quattro old bank e i bilanci dei 39 giorni di vita (dal 23 novembre al 31 dicembre 2015) delle 4 new bank. Ma per questi ultimi, si apprende, manca ancora il responso dei valutatori (Bdo, Kpmg, Deloitte), in pratica la certificazione del valore degli attivi, compresi i crediti in bonis e quelli in sofferenza ceduti alla Rev, la bad bank unica. Non è un passaggio da poco:?la perizia stabilirà, infatti, anche il valore definitivo di trasferimento degli 8,5 miliardi di sofferenze maturate al 30 settembre e cedute alla Rev il primo febbraio scorso per 1,5 miliardi, con la possibilità di incrementarne il valore rispetto al 17,6% stabilito nell’arco di poche ore a fine novembre. Un’eventualità considerata probabile, che genererebbe una plusvalenza per le good bank;?che però potrebbe fare il pari con la necessità di cedere ulteriori sofferenze, cioè quelle createsi nell’ultimo trimestre 2015 (nel caso destinate a generare altre potenziali perdite).
Tanto più “pulito” sarà il monte impieghi delle good banks, tanto più facile sarà spuntare un prezzo maggiore in fase di vendita, a maggior ragione considerato il fatto che le banche inizierebbero a mostrare segnali di ripresa. E sempre ai fini del prezzo un’altra voce sarà determinante:?i 600 milioni di Dta, cioè i crediti d’imposta maturati dalle 4 banche fino al 22 novembre. Un vero e proprio giallo:?così come in tutte le procedure di liquidazione, avrebbero dovuto finire automaticamente nelle good bank, ma di fatto si sono persi per strada, nella triangolazione tra amministrazione straordinaria, autorità di risoluzione e good bank. E la norma nata per sancire il trasferimento automatico, cioè il decreto legge 18/2016 (quello che ha disciplinato anche bcc e gacs), all’articolo 15 non ha specificato che si applica retroattivamente, quindi alle 4 good bank. Martedì scorso, in audizione alla Camera, il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, ha sottolineato la necessità di una correzione in fase di conversione del decreto legge:?per le 4 banche sarà un asset in più decisivo per evitare la svendita. L’interesse, a quanto pare, c’è. Un po’ più ristretto alla ventina di soggetti ipotizzati, ma fondi, banche estere e italiane sarebbero sul dossier:?se vendere è necessario, è importante vendere bene. Cioè a un prezzo che non comporti nuove perdite per la parte sana del sistema bancario, che – insieme ai titolari dei bond subordinati – per il salvataggio 4 istituti hanno spesato 2,35 miliardi di costi tra novembre e dicembre.

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