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Bassanini: Cdp, non sono attaccato alla poltrona

Il blitz televisivo di Matteo Renzi, che ha annunciato le dimissioni dei rappresentanti del Tesoro dal consiglio di amministrazione della Cdp, facendo decadere l’intero organismo ha sorpreso un po’ tutti i protagonisti della vicenda. Ma sono in pochi a credere nella soluzione radicale indicata dal presidente del Consiglio. A rimanere freddi sull’eventualità di una dimissione simultanea dei cinque consiglieri indicati dal Tesoro, sono innanzitutto i rappresentanti delle Fondazioni di origine bancaria, azionisti di minoranza di Cdp con il 18,4% del capitale. Hanno interpretato l’uscita di Renzi come un’ulteriore manifestazione della volontà del governo di cambiare rotta alla gestione della Cassa, ma non credono allo strappo. Sono convinti che la soluzione non potrà che essere concordata, rapida, ma concordata. «Non serve a nulla cambiare le persone se non si fa chiarezza sui programmi della nuova Cassa depositi» dice il vicepresidente dell’Acri, presidente della fondazione di La Spezia, Matteo Melley. «Una volta che siamo d’accordo su quelli, il problema di rinnovare il consiglio della Cassa non è più un problema», aggiunge. E’ prematuro dirlo ma a quel punto potrebbero anche decidere di dimettersi i consiglieri indicati dalle stesse Fondazioni. Tra questi c’è il presidente Bassanini che ieri ha ribadito di non aver ricevuto alcuna richiesta di dimissioni, né dal governo, né dagli azionisti; che i suoi colloqui con il premier Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sono stati cordiali e costruttivi e che lui non ha l’abitudine né l’intenzione di restare attaccato alla poltrona. L’importante è accordarsi sui programmi, ripetono da parte loro gli amministratori delle Fondazioni, che sono riuniti da ieri sera a Lucca per il congresso dell’Acri, l’associazione delle Casse presieduta da Giuseppe Guzzetti, che ha ricevuto il mandato di verificare col governo la virata immaginata per la nuova Cassa, anche al fine di difendere la redditività degli investimenti fatti. E sarà in questi giorni di congresso che potrebbero vedersi i primi risultati del negoziato che è stato avviato da Guzzetti sulle strategie e sull’articolazione delle modifiche allo statuto. Intanto, comunque, il dirigente generale del Tesoro, Alessandro Rivera, che tiene le fila con le varie Fondazioni ed è anche consigliere Cdp, ha fatto sapere che non verrà al congresso. 
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