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730, c’è l’abilitazione in gioco

Senza comunicazione preventiva e rispetto dei requisiti, se il professionista esercita l’attività di assistenza fiscale, può scattare la revoca dell’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.

E la dichiarazione o la richiesta di rimborso asseverata da un soggetto non abilitato si considera «non vistata», con l’applicazione di tutte le sanzioni previste, anche in tema di indebita compensazione.

L’Agenzia delle entrate ha fornito, con la circolare 7/E dello scorso 26 febbraio (si veda ItaliaOggi del 27 e 28/02/2015), numerosi chiarimenti sulla disciplina inerente il cosiddetto «visto di conformità», dopo le modifiche eseguite dal legislatore con il dlgs 175/2014 (cosiddetto «decreto semplificazione»). Preliminarmente, si evidenzia che il soggetto che vuole esercitare l’attività di assistenza fiscale deve essere in possesso della necessaria abilitazione, ottenuta tramite specifica istanza all’Agenzia delle entrate e nel rispetto di determinati requisiti, configurandosi un’inadempienza (grave e ripetuta) l’assenza della stessa, con possibile revoca dell’abilitazione telematica.

Sul punto, l’Agenzia delle entrate precisa che i dati dei professionisti legittimati al rilascio del visto di conformità, con indicazione specifica dell’abilitazione relativa al modello 730, saranno a breve consultabili sul sito web istituzionale. È stato ulteriormente chiarito che, i professionisti che non hanno intenzione di apporre il visto di conformità sui modelli 730 e, si ritiene, anche i professionisti che compilano il 730 quali «unità periferiche» dei Caf, non sono obbligati a integrare la polizza assicurativa con la copertura del nuovo rischio riferibile all’infedele rilascio del visto; nel secondo caso, infatti, non è il professionista che assevera la dichiarazione, ma il responsabile dell’assistenza fiscale (Raf). Sono tenuti, però, ad adeguare il massimale della polizza (da euro 1.032.913,80 a 3 milioni di euro) tutti coloro che hanno intenzione di rilasciare il visto di conformità anche nell’ipotesi in cui la polizza non sia ancora scaduta alla data di entrata in vigore del «decreto semplificazione» (13/12/2014) e a prescindere dal fatto che il professionista apponga o meno il visto sul modello 730, tenendo conto del numero dei contribuenti assistiti e dei visti di conformità rilasciati.

Con riferimento alle attività che il professionista deve eseguire, anche a propria salvaguardia, l’agenzia ha richiamato una serie di documenti di prassi ritenuti ancora validi (circolari nn. 134/E/1999, 57/E/2009, 28/E/2014 e 32/E/2014) e ha confermato che il rilascio del visto implica, per i soggetti con partita Iva, la verifica della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie e della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione rispetto alle risultanze delle medesime scritture contabili; detta verifica non prevede un controllo di merito ma esclusivamente una verifica di natura formale, consistente nel riscontro della corrispondenza dei dati esposti nelle dichiarazioni e nelle istanze di rimborso alla relativa documentazione.

Con riferimento, invece, al rilascio del visto di conformità per i soggetti non dotati di partita Iva, l’attività del professionista resta limitata al riscontro della corrispondenza dei dati esposti alle risultanze della relativa documentazione e alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, nonché lo scomputo delle ritenute d’acconto, non essendo richiesta alcuna valutazione di merito. È importante evidenziare che il documento di prassi in commento, infatti, ai fini del rilascio del visto di conformità sul modello 730, ha escluso l’obbligo del riscontro degli elementi reddituali indicati dal contribuente, come l’entità dei redditi fondiari, dei redditi diversi e delle relative spese di produzione, fatto salvo il caso dei redditi di lavoro che devono corrispondere a quelle indicate nella Certificazione unica (CU); di conseguenza, il contribuente non deve consegnare i documenti riguardanti detti redditi (visure catastali, contratti di locazione e quant’altro) e nemmeno i documenti relativi alle situazioni soggettive (residenza o stato di famiglia) che incidono ai fini dell’applicazione di talune deduzioni (abitazione principale o altre detrazioni). Posta la diversa situazione per i modelli 730 precompilati e accettati integralmente dal contribuente e per quelli presentati ai Caf o ai professionisti, in tema di conseguenze per il rilascio del visto infedele è opportuno evidenziare che la responsabilità sorge soltanto in presenza di rilascio di visto infedele, con esclusione dei casi in cui la detta infedeltà sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

Infine, il professionista che rileva errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele, successivamente alla presentazione, può procedere con l’elaborazione e trasmissione all’agenzia di una «dichiarazione rettificativa», entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza fiscale, anche se il contribuente non intende farlo, limitando e riducendo le sanzioni applicabili.

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