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Soltanto il 7% ha adeguato l’organizzazione

Solo il 7% delle imprese si dichiara in regola con l’adeguamento degli assetti organizzativi previsto dal Codice della crisi in vigore dal 16 marzo scorso. Secondo il sondaggio promosso da PwC Tls, una delle maggiori società italiane di revisione e consulenza,a giugno 2019, il 60% delle aziende non aveva ancora avviato il processo di adeguamento agli obblighi previsti dalla nuova normativa, che impone l’adozione di strumenti amministrativi e contabili in grado di rilevare in modo tempestivo i segnali di crisi e di perdita della continuità aziendale. E, secondo la ricerca effettuata da Pwc Tls su su 178 imprese equamente distribuite per dimensioni e settori di mercato, la metà di questo 60%, non ha nemmeno riflettuto su che approccio utilizzare.

Nell’ottica del Codice, anticipare di diciassette mesi l’obbligo di adeguamento degli assetti organizzativi rispetto all’entrata in vigore dell’intera riforma(15 agosto 2020) serve a fare in modo che le aziende arrivino alla scadenza finale con un’organizzazione, appunto, adeguata all’emersione precoce della crisi.

Per il 56% delle aziende intervistate i cambiamenti determinati dall’adeguamento degli assetti organizzativi non sono ancora chiari. «La consapevolezza dei nuovi obblighi è scarsa – spiega Davide Rotondo, partner di Pwc Tls – e più le aziende sono piccole e destrutturate meno sono informate: sotto gli 80 milioni di fatturato la percentuale degli intervistati ancora non consapevole della portata dei cambiamenti sale all’86%, mentre sopra gli 80 milioni è del 14%». «Quest’obbligo può essere invece un’opportunità sia per l’impresa che per l’intera filiera» , conclude Rotondo.

La novità normativa non viene comunque giudicata come un aggravio burocratico: la maggioranza delle imprese che ha aderito al sondaggio la considera infatti un’occasione per valutare – e se necessario, migliorare -il proprio assetto organizzativo, amministrativo e contabile o come un’opportunità per responsabilizzare gli organi sociali.

Anche l’obbligo di monitorare, per almeno i sei mesi successivi, gli indici relativi alla sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale, è visto come un’opportunità per migliorare il controllo di gestione la pianificazione economico-finanziaria.

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