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Saldo Imu, strada accidentata tra aliquote e burocratese

Saldo Imu 2012, si fa presto a dire prima casa. Nell’ambito della loro potestà regolamentare i comuni italiani sono intervenuti sia sull’importo dell’aliquota base stabilita per l’abitazione principale e le sue pertinenze, sia sulle situazioni a essa assimilabili e non codificate dalla norma primaria, quali le abitazioni degli anziani ricoverati in istituti, quelle assegnate ai soci di cooperative edilizie a proprietà indivisa e così via. Ne esce, come era prevedibile, un quadro tutt’altro che lineare, pieno di variabili e varianti che i contribuenti dovranno tenere in debita considerazione prima di avventurarsi nei calcoli dell’importo da versare a saldo entro il prossimo 17 dicembre. Nella tabella in pagina si evidenzia come i principali comuni italiani hanno regolamentato e deliberato le aliquote base, le maggiorazioni o diminuzioni della stessa e le casistiche peculiari in relazione alla tassazione Imu dell’abitazione principale, delle sue pertinenze e delle fattispecie a esse assimilabili o assimilate. Da questo quadro, seppure non esaustivo, si evince fin da subito quante e quali complessità dovranno affrontare i contribuenti prima di poter arrivare all’esatta determinazione del saldo dovuto. L’operazione saldo Imu 2012 sta assumendo contorni veramente grotteschi in assoluto dispregio alle fondamentali norme di civiltà giuridica e alle disposizioni sancite dallo statuto dei diritti del contribuente. Si pensi che a oggi sul sito www.finanze.it, ci sono ancora dei comuni capoluoghi di provincia che non hanno messo in linea le deliberazioni adottate in materia di Imu per l’anno 2012. Ma torniamo alle complessità e difficoltà che devono affrontare i contribuenti. In primo luogo occorre cimentarsi nell’operazione di ricerca della delibera comunale, cosa non è affatto semplice. Poi bisogna leggere attentamente quanto il comune ha deliberato e verificare che non ci siano state delibere integrative o modificative di quella primaria, adottate successivamente. Spesso il linguaggio adottato nelle delibere è alquanto tecnico e ciò rende di fatto quasi impossibile l’esatta comprensione dell’oggetto della delibera stessa per il c.d. cittadino medio. Basta semplicemente avventurarsi in quest’operazione, propedeutica al calcolo del saldo Imu 2012, per rendersi conto di come si sia ben lontani da quando previsto nel terzo comma dell’articolo 6 della legge n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente). Tale disposizione normativa recita infatti: «l’amministrazione finanziaria assume iniziativa volte a garantire che i modelli di dichiarazione, le istruzioni e, in generale, ogni altra comunicazione siano messi a disposizione del contribuente in tempi utili e siano comprensibili anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria e che il contribuente possa adempiere le obbligazioni tributarie con il minor numero di adempimenti e nelle forme meno costose e più agevoli». Due sono dunque gli elementi principali sui quali la disposizione insiste con particolare vigore: la tempistica e il linguaggio degli atti. Quanto al primo aspetto è palese il fatto che ai contribuenti siano stati resi noti e disponibili i dati essenziali per il calcolo del saldo Imu 2012 solo a ridosso della scadenza di pagamento. A oggi (si veda la tabella in pagina), ci sono ancora comuni le cui delibere non sono in rete, mentre per la maggior parte degli altri le relative delibere sono disponibili in rete sui siti ufficiali (Ifel, per esempio) solo da pochi giorni. Quanto al linguaggio e alla sua comprensibilità, già è spesso difficile comprendere il lessico estremamente tecnicistico e burocratese utilizzato in ambito nazionale dal legislatore tributario, figuriamoci cosa può essere successo nell’ambito della potestà regolamentare e deliberativa dei singoli comuni. Prendiamo, per esempio, uno dei passi della delibera in materia di Imu adottata dal comune di Milano nella quale testualmente si legge: «nel caso di immobili concessi in locazione a titolo di abitazione principale, a canone concordato ai sensi dell’art. 2, comma 3, della legge 431/1998, alle condizioni definite nell’Accordo locale per la città di Milano, e alle condizioni previste per i canoni sociale e moderato della lr 4 dicembre 2009, n. 27 e dalla deliberazione del consiglio comunale n. 42 dell’11/10/2010 e successive modifiche, si ritiene opportuno applicare a essi l’aliquota di base ridotta allo 0,65%, secondo quanto previsto dall’art. 13, comma 9, del dl 201/2011». Non ce ne vogliano gli amministratori del comune meneghino, peraltro uno dei primi a deliberare in materia, ma difficilmente qualche loro concittadino e contribuente avrà compreso il senso di tale passaggio dopo una prima e semplice lettura. Nelle altre delibere adottate dai vari comuni italiani le cose non vanno meglio. I passaggi oscuri, le locuzioni incomprensibili, i richiami a norme di legge a regolamenti e decreti di varia specie e natura sono frequenti, mettendo a repentaglio la pazienza dei cittadini che alla fine si trovano anche costretti a dover interpretare le norme sulla base delle quali dovranno poi pagare il conto, salato, dell’Imu 2012.

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