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Per i 25mila euro trasmesse al Fondo solo 28mila domande

Le domande per i finanziamenti fino a 25 mila euro inoltrate al Fondo di garanzia per le Pmi martedì scorso erano arrivate a quota 28.571. Il bilancio a un settimana circa dall’entrata a pieno regime del sistema gestito dal Fondo è stato fatto ieri in audizione presso la commissione di inchiesta sulle banche da Stefano Cappiello, direttore generale della direzione sistema bancario e finanziario del ministero dell’Economia.

Cappiello fa parte della task force con Mcc, Banca d’Italia, Mise e Sace che sta cercando di accelerare al massimo le procedure per l’erogazione dei prestiti alle imprese. I dati raccolti da quest’ultima, ha spiegato ieri Cappiello, hanno visto giungere alle banche 1,3 milioni di domande per un totale di 140 miliardi di euro di prestiti. In questi numeri sono ricomprese le misure del decreto Cura Italia per le moratorie sui prestiti ,di cui circa 600 mila da parte delle imprese e altrettante dalla famiglie, mentre sono 42.500 le richieste di sospensione dei mutui per il Fondo Gasparrini. Le domande giunte invece al Fondo per le Pmi sono state complessivamente 38.921, di cui circa 30 mila riconducibili ai 25mila euro. Le diverse dimensioni tra le domande arrivate complessivamente alla banche, 1,3 milioni, e quelle invece girate al Fondo per avere la garanzia diretta e immediata del percorso per avere la garanzia, circa 39 mila, sono evidenti. Ma in questi numeri 1,2 milioni di domande sono relative a moratorie già in essere che non ha bisogno di garanzia immediata.

La dimensione del lavoro straordinario che banche e Fondo stanno facendo in queste settimane si ha mettendo anche altri numeri a confronto: i dati 2019 mostrano che nel corso di tutto l’anno il fondo ha ricevuto 127 mila domande. Oggi siamo quota 30 mila sono nell’arco di una settimana.

Secondo Cappiello la macchina sta funzionando bene. «Da questi numeri sembra si possa dire che le misure stanno dando frutti tangibili, sebbene non si possa negare che vi siano state disfunzioni – ha spiegato – . Ma occorre tenere presente che la dimensione del fenomeno è enorme, coinvolgendo diversi milioni di istanti, la portata degli interventi governativi è estremamente ampia, la complessità delle tematiche nonché le difficoltà organizzative, che richiedono sforzi organizzativi, informativi e di procedure estremamente gravosi per le banche in un arco di tempo ristretto – sono evidenti».

Ieri il direttore generale di Abi, Giovanni Sabatini, ha parlato di «accelerata crescita delle anticipazioni di liquidità evidenziata dai dati resi pubblici dal sito di Mcc». Secondo il dg «i dati confermano che il settore bancario è pienamente operativo, grazie anche ai tempestivi chiarimenti forniti dall’Abi e ci si attende una ulteriore rapida crescita nei prossimi giorni».

Ieri Cappiello ha motivato la scelta del governo di passare dal canale bancario (cui fornire le garanzie pubbliche) per dare liquidità alle imprese è stata fatta perché «più efficace e più efficiente sia in termini di immediatezza dell’effetto sia in termini di effetto leva delle risorse pubbliche». Ma il canale bancario consente al contempo di «garantire l’effettività dei controlli anche sul piano delle verifiche antiriciclaggio e antimafia», ha aggiunto. Sono proprio le ulteriori attenzioni che vengono poste dagli istituti di credito in questa fase su rischi di riciclaggio e di infiltrazione delle criminalità organizzata (o di elusione fiscale), anche per i prestiti garantiti al 100% fino a 25 mila, a giustificare in alcuni casi la richiesta di documenti aggiuntivi a imprese e professionisti rispetto alla procedura semplificata prevista per queste erogazioni.

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