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«Perché Nespresso punta sull’Italia»

MILANO — Profumo di caffè. Quello fatto in casa che però va oltre la tradizione. In altri termini, il caffè monodose, un mercato in ascesa da 6 miliardi di dollari (4,7 miliardi di euro). «Che a livello globale rappresenta il 10% di tutto il caffè e nei prossimi 5-10 anni potrebbe quanto meno raddoppiare». A parlare è l’argentino Martin Pereyra, 35 anni, da gennaio alla guida di Nespresso Italia, costola del colosso Nestlé. Il gruppo svizzero ha tutto l’interesse a cavalcare la «monodose» anche nel nostro Paese (oggi al 3,4%) «uno dei mercati più importanti, con un grosso potenziale, dove Nespresso è entrato 12 anni fa e sta crescendo a doppia cifra».
E nonostante la contrazione dei consumi la multinazionale di Losanna ha deciso di rafforzare gli investimenti nella Penisola «incrementando del 30% quelli in comunicazione e del 20% sul personale che nel 2013 passerà dai 465 dipendenti attuali a circa 600. Con l’obiettivo di un contatto one to one con ogni membro del club Nespresso» sottolinea il manager, che nel tempo libero tifa Inter (per l’amicizia che lo lega a Diego Milito e al capitano Javier Zanetti). Per incominciare il call center, centralizzato in Svizzera, viene portato in Italia, a Milano, con l’assunzione di 24 persone e di un direttore che presiederà i contatti («come i mercati migliori», in Europa solo il Regno Unito ha un call center di Paese). E «l’anno prossimo saranno assunte altre 25 persone» alla quali viene fatta una formazione («retribuita») di 15 giorni l’anno. Poi ci sono le «boutique» come Nespresso chiama le sue vetrine (31 nel Belpaese) e le nuove aperture: alle tre inaugurate negli ultimi sei mesi se ne aggiungeranno altre quattro nel 2013 («e non solo nei capoluoghi per sviluppare il mercato capillarmente»). La «George Clooney connection» (come qualcuno ha soprannominato scherzosamente il gruppo dopo lo spot che ha fatto dell’attore americano il simbolo del caffè Nespresso) esporta in Italia anche il piano sulla sostenibilità, un programma volto a ridurre le emissioni di CO2, certificare la sostenibilità delle fattorie del caffè e riciclare le capsule in alluminio.
«Un circolo virtuoso» che coinvolge tutte le boutique Nespresso in Italia, dove sono attivi i punti di raccolta per le capsule usate. Il materiale viene poi consegnato a un’azienda bresciana, la Effedue di Gavardo che si occupa della separazione tra l’alluminio e il caffè della porzione. L’alluminio sarà riciclato al 100%. Mentre il caffè residuo viene recuperato e affidato alla Berco (Bergamo), per la produzione di compostaggio, che verrà utilizzato come concime in un campo di riso. Riso acquistato a sua volta da Nespresso per donarlo alla Fondazione Banco Alimentare.

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