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231 allo stress test dell’ambiente

Il decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti ha da poco compiuto 20 anni. È possibile fare un bilancio di questi primi anni di vita? Sicuramente molto è stato fatto per far crescere nelle aziende, attraverso l’attività di compliance svolta dai consulenti, una cultura della sicurezza. Lo ha dimostrato la pandemia Covid, che, nell’anno appena trascorso, ha messo a dura prova il funzionamento del Modello Organizzativo Gestionale (Mog), sottoposto allo stress dalle misure emergenziali di protezione della salute e sicurezza dei lavoratori. Il sistema pare aver retto allo stress-test, anche se, sicuramente, non c’è da abbassare la guardia. Come, per esempio, in materia ambientale. Tra i reati presupposto che hanno fatto scattare la responsabilità amministrativa delle società, infatti, in questi anni, nel 25% dei casi, ci sono stati quelli contro l’ambiente, e, a seguire, i procedimenti per morte o lesioni con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, e, da ultimo, le truffe ai danni dello Stato e dell’Ue. Come si spiega questo “primato” dei reati ambientali tra quelli presupposto che hanno fatto scattare una denuncia ex dlgs 231? Lo spiegano alcuni degli avvocati esperti di diritto ambientale che Affari Legali ha sentito questa settimana: la disomogeneità e la frammentarietà della normativa a tutela dell’ambiente, innanzitutto, ha generato e continua a generare, tra le aziende, delle aree grigie di scarsa conoscenza; e poi c’è l’indeterminatezza delle fattispecie che, salvo alcuni casi, viene rimessa all’interpretazione della magistratura, con tutto ciò che ne consegue anche per quanto riguarda le eventuali misure cautelari adottate (la vicenda Ilva, e i provvedimenti assunti, ne sono stati un esempio), che involgono il tema del contemperamento della tutela della salute pubblica e dei lavoratori con quello dell’esercizio dell’attività economica.

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