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La riforma forense resta intera

Il parlamento dice no al «maximendamento» per la riforma forense proposto dal governo. E rimette tutto nelle mani dell’aula di Montecitorio dove il testo sarà discusso a partire dal 24 settembre. A deciderlo in tutta fretta, proprio ieri, sono stati i capigruppo e il presidente della commissione giustizia della camera all’indomani della posizione del ministro della giustizia Paola Severino che ha imposto condizioni stringenti per l’approvazione in sede legislativa del ddl di riforma forense (si veda ItaliaOggi di ieri).

In una lettera indirizzata alla stessa Giulia Bongiorno e da quest’ultima distribuita ai componenti della commissione, infatti, il Guardasigilli dà il proprio assenso alla legislativa ma ne subordina il sì allo stralcio di un pacchetto di misure che «meritano un eventuale approfondimento da parte dell’aula». Condizioni impossibili per il presidente Bongiorno che, a questo punto, propone di spedire tutto all’Aula.

Domanda. Onorevole una bella doccia fredda le condizioni imposte dalla Severino?

Risposta. Onestamente sì, come commissione giustizia abbiamo lavorato a lungo e con impegno per arrivare ad un testo sostanzialmente condiviso, persuasi che in sede legislativa avremmo trovato un’ulteriore sintesi su vari aspetti. Ovviamente la scelta era motivata anche dall’obiettivo di fare in fretta ed evitare il passaggio in aula per un testo che già, in ogni caso, dovrà tornare in Senato. Se ora dovessimo accettare queste condizioni la riforma non vedrebbe mai la luce.

D. Perché, cosa potrebbe succedere?

R. Intanto si dovrebbe fare una seduta in Aula e proporre le votazioni per lo stralcio. A quel punto, poi, si verrebbe a creare un inutile doppio binario: da una parte ci sarebbe un testo snello da approvare in commissione, dall’altra un provvedimento denso di contenuti significativi da portare e discutere in Aula. Senza dimenticare, poi, che i diversi punti toccati dal ministro sono cruciali per l’avvocatura, sono temi che vanno trattati unitariamente. Il risultato sarebbe una riforma spezzatino e questa modalità prevista ne rallenterebbe ancora di più i tempi.

D. Cosa proponete dunque?

R. All’ufficio di presidenza ho segnalato di mandare tutta la materia in Aula. La conferenza di capogruppo ha deciso proprio ora di calendarizzare il testo al 24 settembre. Il mio obiettivo è fare presto e offrire all’avvocatura la riforma. A questo punto ognuno si assumerà la propria responsabilità.

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