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Ocse: “Bce acquisti i titoli di Italia e Spagna”

MILANO — Lo si è già usato in passato. Se ne è perfino abusato, per definire summit annunciati come cruciali, poi risolti con un nulla di fatto. Ma mai come questa volta l’aggettivo “decisivo” è appropriato per definire le prossime due settimane. Per il futuro dell’Eurozona e per la sopravvivenza della moneta unica.
Lo si capisce dagli appelli a intervenire con urgenza che piovono sulle teste di leader di governo e su vertici della Bce. A cominciare dal suo presidente Mario Draghi: a lui è rivolta tutta l’attenzione dei mercati per il programma di acquisti di titoli di Stato che dovrebbe essere annunciata giovedì 6 settembre. Il primo appuntamento è per oggi: Draghi terrà un discorso alla commissione Affari economici dell’Europarlamento, ma a porte chiuse. Pressioni che si sposteranno, la settimana successiva, da Francoforte a Berlino: il 12 settembre la
Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà sulla legittimità degli interventi della Banca Centrale Europea in difesa dei debiti sovrani sotto attacco da parte della speculazione.
La tenuta dell’Eurozona, in questo momento della crisi, sarà decisiva per le sorti dell’intera economia globale. Ne è convinto, tra i molti, il segretario generale dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico Angel Gurria. Il quale ieri non solo si è dichiarato favorevole a un intervento della Bce sul mercato dei titoli pubblici, ma ha sostenuto che «prima lo fanno e meglio è». Il riferimento inequivocabile è all’acquisto di titoli italiani e spagnoli: «Il sistema è a rischio, finora non si è stati abbastanza veloci e reattivi». Gurria lo ha sottolineato con una metafora guerresca: «Penso che la Bce sia il bazooka, la potenza di fuoco, penso che abbia capacità di fare pressione sui mercati e dire: si, noi possiamo ».
Gurria dovrebbe però convincere una buona metà dei tedeschi. È la maggioranza riluttante che sta con i vertici della Bundesbank contrari ad allargare il perimetro di intervento della Bce. Lo rivela un sondaggio del settimanale Focus: il 48% dei tedeschi non condivide la linea politica del cancelliere Angela Merkel di fornire aiuti alla Grecia affinché resti nell’euro. Maggioranza, ma non troppo, visto lo stesso sondaggio rivela come i favorevoli alla linea del capo del governo sono pari al 46%. Una divisione netta che si ripropone a livello politico nello stesso numero del settimanale è riportata una intervista a Reiner Breuederie, capogruppo dei Liberali al Bundestag, il parlamento tedesco. Curiosamente usa la stessa metafora di Gurria, ma per sostenere l’esatto contrario: «La fiducia negli Stati e nella moneta unica si ottiene con durevoli riforme di struttura e non sparando grossi colpi con il bazooka dei soldi». E, intanto, come rivela il New York Times,
le aziende Usa si preparano all’addio all’euro della Grecia: Bank of America Merrill Lynch sta valutando la possibilità di caricare camion con denaro contante e spedirli ai confini della Grecia così da assicurare che i suoi clienti possano continuare a pagare i dipendenti in caso non fosse disponibile denaro. E secondo un sondaggio della Corporate Executive Board, società di consulenza, l’80% dei suoi clienti ritiene che la Grecia lascerà l’euro e altri Paesi la seguiranno. Secondo gli analisti, l’eventuale annuncio dovrebbe arrivare di venerdì, con le Borse chiuse, e con il lunedì successivo di festa per consentire di metabolizzare la notizia.

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