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Il 2021 sarà l’anno della ripresa, specie per l’Aim

Ripresa in vista per il settore Ipo in Italia. «I mesi di ottobre e novembre hanno visto una certa ripresa nell’attività di raccolta sui mercati finanziari, anche se si è trattato di operazioni esclusivamente nel segmento Aim. È chiaramente complesso fare previsioni in un contesto così mutevole. Ci aspettiamo un 2021 in ripresa per Ipo soprattutto di società di piccole-medie dimensioni, trainate da know-how tecnologico, sul segmento Aim di Borsa Italiana», dice ad Affari Legali Marco Daviddi, leader dell’area Strategy and Transactions di EY nell’area Mediterranea. Lo studio, in Italia, ha operato come advisor, negli ultimi due anni, in circa 100 operazioni riguardanti aziende italiane sui mercati finanziari regolamentati, per un controvalore aggregato di circa 32 miliardi di euro. Operazioni relative a Equity (Ipo, aumenti di capitale), a debito (emissione di bond, prestiti obbligazionari) e a operazioni straordinarie (fusioni, aggregazioni, scissioni). «Le aziende italiane hanno necessità di ricostituire il capitale dopo un 2020 che ha visto contrazione di ricavi, impatto sulla marginalità, contrazione del patrimonio netto anche per effetto dell’accesso a forme di debito per contrastare l’emergenza. Tutto questo non è sostenibile e la raccolta di capitali sui mercati regolamentati può essere una opzione molto concreta», spiega Daviddi.

Domanda. In che modo la difficile congiuntura che attraversa il Paese potrebbe rallentare le operazioni di Ipo?

Risposta. Le aziende italiane sono storicamente ancorate ai settori più tradizionali (Manifatturiero, Retail, Fashion ad esempio) che, da un lato, hanno subito un rilevante freno dalle misure di lockdown previste per limitare i contagi, dall’altro, possono subire gli effetti di più lungo periodo dovuti ai cambiamenti di abitudini e consumi innescati da Covid-19. In questi settori è cruciale avere piani coerenti e concreti di riorganizzazione, ristrutturazione e rilancio per poter accedere a nuovi capitali.

Parallelamente, l’Italia ha meno presenza di aziende nei settori oggi più trainanti, dal bio-medicale, al tech. Aggiungo che i privati hanno sperimentato un peggioramento delle proprie aspettative sul futuro e in molti casi una contrazione del proprio reddito disponibile e sono pertanto più motivate a ridurre le spese e aumentare il tasso di risparmio. La liquidità disponibile è infatti cresciuta di circa il 5,7% rispetto a 12 mesi fa, ma allo stesso tempo le attività finanziarie in mano ai privati hanno subito una rilevante contrazione, determinando un ulteriore freno agli investimenti, in attesa di un riallineamento dei valori in portafoglio.

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