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«Il 2016 un anno di transizione Avanti con l’operazione pulizia»

Cristiano Carrus, 58 anni il mese prossimo, è arrivato a Montebelluna il primo ottobre 2014, dopo 27 anni al Banco Popolare. Dal 13 ottobre 2015 è amministratore delegato del gruppo Veneto Banca.

Carrus, domani sarete in assemblea per rinnovare gli amministratori. Cosa si sente di dire agli azionisti di Veneto Banca?

«Anzitutto di venire numerosi. Poi, ci tengo a segnalare due cose: che questa non sarà l’ultima assemblea, perché dopo l’aumento di capitale, con ogni probabilità, ne verrà convocata un’altra; poi, che gli azionisti vengano senza preconcetti e si formino un’opinione ascoltando tutte le cose che verranno dette».

Lei è arrivato nel 2014. Che situazione ha trovato in Veneto Banca?

«La banca stava cercando di superare gli stress test della Bce e si misurava con gli Aqr. Aveva già problemi di capitale e di liquidità, che si sono acuiti con l’ispezione della Guardia di Finanza del 17 febbraio 2015, creando anche dei problemi reputazionali».

Da vicedirettore generale ad amministratore delegato. Che cosa ricorda di questi 18 mesi?

«In particolare gli ultimi nove, in cui si è cercato di trovare le soluzioni più efficaci a tre cose in particolare: il problema del capitale finanziato emerso dalle ispezioni della Vigilanza, circa 300 milioni di euro; i crediti deteriorati, pari a 7,6 miliardi, oltre il 2% del totale nazionale a fronte di una quota di mercato inferiore all’1%; infine, l’impossibilità di molti piccoli soci nel rientrare dal loro investimento».

Qual è la cosa più importante che le resta da fare?

«Il mercato sembra apprezzare il nostro progetto. Più importante sarà convincere anche la nostra clientela che questa banca può continuare a essere un valido partner della loro attività. Parlo delle medie e piccole imprese, quelle aziende con 50 milioni di fatturato medio. Sono convinto che Veneto Banca possa avere un ruolo importante nel futuro di queste aziende e dell’economia reale. Dal punto di vista della gestione, invece, davanti all’anoressia dei ricavi, occorre lavorare sulle inefficienze e investire sulla consulenza. Per ultimo, individuare la migliore aggregazione che ne aumenti il valore».

Il piano industriale sembra molto cauto. Venite da anni di bilanci in profondo rosso e anche il primo trimestre di quest’anno non cambia colore: -34 milioni. Quando cambierete passo?

«Non voglio vendere illusioni, il 2016 sarà ancora un anno di transizione. Abbiamo recentemente aggiornato il piano industriale alla luce dell’andamento dei tassi e dei mercati attuali. Il 2017 sarà l’anno della svolta, l’anno successivo ci attendiamo circa 150 milioni di euro di utili, con un ritorno del 5 per cento. Nel 2020 il ritorno sarà del 7,5 per cento, a 240 milioni. Sono ipotesi reali, formulate tenendo i piedi per terra».

Alla Popolare di Vicenza non è bastato un aumento di capitale da 1,5 miliardi: Consob ha bocciato la quotazione per poco flottante. Le banche in Borsa perdono molto, la volatilità è elevata. Non potevate scegliere un momento peggiore per l’aumento di capitale e la quotazione.

«Il momento è tutt’altro che semplice. Ma Veneto Banca viene da 16 mesi vissuti in difetto di capitale e di liquidità e con un grave problema reputazionale. Non ci sono più possibilità di rinviare».

Cosa si attende dall’aumento di Veneto Banca?

«Fra una settimana inizierà la fase di pre-marketing sulla base delle nostre previsioni e del piano industriale. Allora inizieremo a capire la percezione che il mercato ha di noi. L’operazione di aumento si farà entro giugno. Il nostro obiettivo è la quotazione. È chiaro che dovremo affrontare dei rischi di volatilità, ma non possiamo più rinviare».

Pensa che il Fondo Atlante dovrà intervenire anche nell’aumento di Veneto Banca?

«Sono molto favorevole all’avvenuta creazione di Atlante, uno strumento intelligente che mi piacerebbe dovesse intervenire poco negli aumenti di capitale e molto di più nell’opera di pulizia dei crediti deteriorati. Oggi contano i progetti e quel che il mercato pensa di quei progetti, per questo sono fiducioso. Tuttavia, a breve capiremo se sarà necessario un suo intervento nella nostra operazione».

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